La definizione di oggetto transizionale è stata data dal pediatra e psicoanalista Winnicott come il “primo possesso non-me”.

Si tratta di quell’oggetto preferito e insostituibile scelto autonomamente dal bambino come presenza simbolica della madre.
Può essere uno straccio, una maglietta, un pupazzo: di qualsiasi cosa si tratti é un oggetto caldo e morbido che “sa di mamma”.


Tale oggetto ha il delicato compito di aiutare il bambino ad attraversare la fase dello sviluppo dell’Io e della differenziazione dalla madre.
Il piccolo lo coccola, lo succhia, lo calpesta, lo morde, riversando su di lui le proprie frustrazioni essendo certo che quell’oggetto è e sarà a sua disposizione fino a quando lo vorrà.

In virtù dell’importanza che esso riveste nella vita del bambino è naturale che ne abbia bisogno durante il periodo di ambientamento al nido o durante la nanna; l’oggetto transizionale rappresenta, infatti, una presenza vicina nei periodi di vita “lontano dai genitori”.


Pertanto, si consiglia vivamente di non persuadere il bimbo a lasciare l’oggetto a casa etichettandolo come un “gioco da piccoli” piuttosto cerchiamo una strategia alternativa, come ad esempio, individuiamo insieme a lui un luogo visibile dove riporlo ma sempre a portata di mano qualora il bambino sentisse il bisogno di stringerlo a se’ !


Tale attaccamento all’oggetto del cuore può durare anche fino a 5 o 6 anni di età quando il bimbo comincia a sentirsi più autonomo emotivamente e se ne allontana da solo.

RusVa



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