B.E.S. difficoltà non patologica

Ormai nell’ambiente scolastico e non, è pratica comune usare questa sigla ma, probabilmente,  ben pochi docenti e famiglie sanno realmente chi siano i BES e come comportarsi.

All’interno del contesto scolastico possiamo trovare: famiglie allargate, famiglie di altre culture e paesi, famiglie che vivono in situazioni di disagio economico, famiglie in cui i genitori sono super oberati di lavoro e i bimbi vengono lasciati a nonne, tate o addirittura davanti a tablet, smartphone e Tv.

Tutto ciò comporta che i bambini/ragazzi in una qualche maniera ne risentano, portando a volte a scuola i loro disagi che poi si traducono in difficoltà di apprendimento, ritardo nel linguaggio o nella comprensione e addirittura in rifiuto scolastico (il “classico” mal di pancia prima di recarsi a scuola). Tutti questi, non sono disagi certificabili medicalmente perché non si tratta di “patologia” se un ragazzino, di un qualsiasi paese straniero, arrivato in Italia da qualche mese, entra in una classe e non conosce l’italiano o se un ragazzo prova disinteresse generale verso lo studio e la didattica dovuta magari al fatto che i suoi si stanno separando.

Tutti questi casi sono classificabili come BES e cioè ragazzi che hanno una difficoltà non patologica e temporanea ma che comunque la scuola deve affrontare e sostenere affinché il ragazzo possa concludere nel migliore dei modi il suo ciclo scolastico.

Dario Ianes definizione

Dario Ianes dà una definizione ben chiara e precisa affermando che: “Il Bisogno Educativo Speciale (Special Educational Need) è qualsiasi difficoltà evolutiva, permanente o transitoria, in ambito educativo e/o apprenditivo, espressa in un funzionamento problematico ( come risultato dell’interazione dei vari ambiti della salute secondo il modello ICF dell’OMS), che risulta tale anche per il soggetto, in termini di danno, ostacolo o stigma sociale, indipendentemente dall’eziologia, e che necessita di educazione speciale individualizzata”.

In questi casi i normali bisogni educativi che tutti gli alunni hanno (bisogno di sviluppare competenze, bisogno di appartenenza, di identità, di valorizzazione, di accettazione, solo per citarne alcuni) si arricchiscono, diventano più complessi a causa di un funzionamento
educativo-apprenditivo problematico.

I Bisogni Educativi Speciali si dividono in tre grandi aree:

Disturbi evolutivi specifici tra i quali i DSA (dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia) e l’ADHD, deficit di attenzione e iperattività, certificati dal Servizio Sanitario Nazionale o da specialisti privati. La scuola che riceve la diagnosi scrive per ogni studente un Piano Didattico Personalizzato e non c’è la figura dell’insegnante di sostegno

Disabilità motorie e disabilità cognitive certificate dal Servizio Sanitario Nazionale, che indicano la necessità dell’insegnante di sostegno e di un Piano Educativo Individualizzato (PEI)

Disturbi legati a fattori socio-economici, linguistici, culturali come la non conoscenza della lingua e della cultura italiana e alcune difficoltà di tipo comportamentale e relazionale. Le difficoltà possono essere messe in luce dalla scuola, che osserva lo studente ed esprime le sue considerazioni, o possono essere segnalate dai servizi sociali. Non è previsto l’insegnante di sostegno e la scuola si occupa della redazione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP).

Tra i BES rientrano anche i disturbi aspecifici dell’apprendimento.

I DAA indicano la presenza di difficoltà di apprendimento che emergono perché legate a cause diverse, per esempio:

capacità cognitive ridotte di grado diverso e perciò legate a difficoltà di apprendimento diverse, come può verificarsi per esempio in alcuni casi di autismo

patologie e sindromi diverse, di tipo neurologico o organico, sensoriale (sordità o ipovisione), genetiche come la Sindrome di Down, di Williams e X-Fragile, a volte presenti insieme a capacità cognitive ridotte

altri disturbi di tipo psicologico

Ogni persona, bambino o adulto, anche in presenza di una disabilità cognitiva, ha abilità e difficoltà diverse e può e deve servirsi di tutti gli strumenti possibili per potenziare le abilità e compensare le difficoltà.

Ma cosa dice la normativa per tutelare questi bambini?

Direttiva del 27/12/2012

Con questa Direttiva, l’Italia ha riconosciuto che oltre le classiche disabilità riconducibili a problematiche clinicamente certificabili, esiste una serie di situazioni di svantaggio per alunni che necessitano di strumenti e strategie utili per il loro successo e la loro integrazione nella scuola.

Tutti loro hanno la necessità di strumenti educativi ad hoc, messi a punto dalla scuola. Il concetto di BES quindi è un concetto psicopedagogico.

Circolare Ministeriale n. 8 del 6/3/2013

Con questa circolare si mette in rilievo la necessità di redigere un PDP (piano didattico personalizzato) non solo per quegli alunni che hanno disabilità certificabili ma anche per tutti coloro che a vario titolo e a seconda del parere del Consiglio di Classe presentano difficoltà, svantaggi di vario genere e per i quali, un piano di studio personalizzato faciliterebbe l’apprendimento scolastico per il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento previsti in coerenza con la programmazione annuale e il POF (Piano di Offerta Formativa che varia da scuola a scuola).

Possiamo quindi individuare le aree di intervento da parte della scuola:

– ALUNNI CON DISABILITA’: Legge 104/92, con certificazione, presenza di insegnante di sostegno e/o assistente, redazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato).

– ALUNNI DSA: Legge 170/2010, con certificazione, redazione di un PDP.

– ALUNNI CON DISTURBI EVOLUTIVI SPECIFICI: sufficiente la sola individuazione da parte dei docenti, formalizzazione del percorso personalizzato (PDP) o percorso personalizzazione non formalizzato.

– ALUNNI CON SVANTAGGIO SOCIO-ECONOMICO-CULTURALE-LINGUISTICO: segnalazione da parte dei Servizi Sociali o individuazione da parte dei docenti, formalizzazione del percorso personalizzato (PDP) o percorso personalizzazione non formalizzato.

E la scuola cosa può fare?

I docenti, in classe, si troveranno quindi ad affrontare bambini con diverse realtà e necessità e dovranno principalmente basarsi sulla loro esperienze e sulle conoscenze acquisite nel tempo per organizzare una didattica che sia il più possibile pertinente alle esigenze degli alunni. Possono prevedere dei piani di studio personalizzati o semplicemente, nel Consiglio di Classe, si prende atto della situazione e si formalizza la necessità di interventi mirati e di criteri di valutazione diversi per lo studente.

Come possiamo riconoscere i BES?

Per tutti gli alunni che devono avere una certificazione scritta la procedura è più semplice in quanto,  solitamente, per i casi più gravi come disabilità fisiche o psichiche, la famiglia ne è a conoscenza e al momento di iscrivere il figlio a scuola si farà premura di presentare i documenti richiesti perché venga formalizzato il tutto  e quindi si provveda ad un PDP o PEI con relativa assegnazione di un insegnante di sostegno.

Per i casi DSA non sempre la famiglia può esserne al corrente. Solitamente, già nella scuola primaria, si provvede a fare ad un’osservazione del bambino per capire se può essere un alunno con problemi di dislessia, disortografia, discalculia.

Alcune scuole, quelle più attente, richiedono la figura di alcuni specialisti per fare degli screening in seconda e quinta primaria seguendo una procedura standarizzata che prevede prove di lettura, scrittura.

Per quanto riguarda altri disagi legati a situazioni momentanee, alle condizioni economiche, culturali, sociali, individuare un BES diventa più complicato perché non sono casi diagnosticabili clinicamente. Tutto è affidato alla discrezionalità dei docenti che attraverso il lavoro svolto in classe possono accorgersi di alunni in difficoltà che non raggiungono i risultati minimi non per uno scarso impegno ma perché a monte vi sono problematiche diverse.

Tutti i BES hanno bisogno di certificazione?

In presenza di disabilità o se si sospetta di un caso DSA è necessario intraprendere il percorso della certificazione, che è un documento rilasciato da una commissione di specialisti dopo le dovute visite e test a cui il bambino sarà sottoposto.

Per i disturbi DSA, in particolare, la commissione è costituita da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo e un logopedista che operano in strutture pubbliche o private ma accreditate dalla Regione in cui si vive.

In presenza di casi ADHD, FIL , disturbi specifici dell’età evolutiva o altri disturbi non è necessaria una certificazione ma sarà sufficiente una diagnosi privata o della ASL e il Consiglio di Classe potrà decidere se stendere un PDP.

In presenza di problemi familiari, segnalati dai Servizi sociali o di svantaggi socio-economici, non serve alcuna diagnosi ma è il corpo docente a prenderne atto e a decidere se redigere o meno un PDP.

E dopo cosa succede?

Si sente parlare spesso di PDP ma forse non tutti i genitori comprendono pienamente il significato  e l’importanza di questo documento che una volta preparato dal Consiglio di Classe e approvato, deve essere fatto firmare anche dalla famiglia dello studente perché è come un “patto” tra scuola e famiglia in cui gli insegnanti si impegnano a seguire determinate metodologie didattiche pensate ad hoc per facilitare l’alunno che presenta qualche difficoltà, un bisogno educativo speciale ossia BES.

Il PDP viene compilato sempre in caso di un alunno dislessico o disgrafico e cioè DSA mentre in caso di un BES si può decidere di farlo ma anche di optare per non formalizzarlo per iscritto. Resta quindi alla libertà dei docenti valutare l’opportunità della scelta di avere un PDP  o di procedere senza.

Il PDP è una sorta di “vestito” cucito perfettamente in base alle necessità, bisogni e puti di forza del ragazzo e comprenderà tutte le misure dispensative e compensative.

CONSIGLIO

Genitori fate attenzione! Il PDP non deve essere un’ insieme di crocette per riempire le varie caselline ma deve essere un aiuto ponderato per vostro figlio in modo tale da poter affrontare il percorso scolastico serenamente senza sentirsi diverso dai compagni e senza intaccare l’autostima, ma questo è un altro discorso….;-)