Nel settembre 2015, dopo varie vicissitudini amorose, alla non più tenera età di 36 anni, finalmente, con il mio allora fidanzato (oggi marito) decidiamo di iniziare a tentare di diventare genitori.

Purtroppo, dopo due mesi viene a mancare la mia mamma, per una malattia tanto crudele quanto comune ahimè e si aggiunge dolore su dolore, la gravidanza non arriva.

Nel gennaio 2016 finalmente un test positivo, ma la gioia dura solo 7 settimane, perché iniziano spotting e dolori, che si concludono con un aborto spontaneo e tante lacrime.

Da quel momento la ricerca di un bambino diventa una croce e in estate decidiamo di andare da una ginecologa guru super consigliata e stragettonata con il nostro carico di speranze.

Purtroppo il suo responso è stato: “hai una possibilità su 1000 di avere un figlio naturalmente”.

Ne segue una mia crisi esistenziale e l’inizio di presa di coscienza di dover intraprendere un cammino alternativo… a settembre 2016 mi faccio visitare da altre due ginecologhe, molto più possibiliste, mi sottopongo a stimolazione ormonale, ma niente… a dicembre inizio un percorso in un noto centro di fertilità milanese che mi porterà a mettermi in lista per la fecondazione assistita, a maggio dell’anno successivo.

Nel mentre viene a mancare anche mia zia, la sorella di mia mamma e la mia gatta, che avevo da 16 anni… la psicologa da cui entro in cura (Santa donna che è ora tra le mie più care amiche) annovera anche questo fra i 4 lutti che ho dovuto elaborare in questi anni.

A marzo 2017 inizio a stare male di stomaco, alla cena della festa della donna non tocco cibo, una settimana dopo, in un romantico weekend a Lovere, dopo 2 settimane di ritardo, decidiamo di fare l’ennesimo test.

Io non voglio guardare, dò lo stick bagnato al mio fidanzato e mi chiudo in bagno, tanto sono già cosciente dell’ennesima delusione E invece… lui sempre così calmo e tranquillo urla: “è positivo!”

Le settimane successive sono di gioia mista ad ansia mista a gioia, ben presto arrivo ai fatidici 3 mesi che ti portano al sospiro di sollievo.

A maggio mi tolgo dalla lista della fivet felice di lasciare il posto a qualche altra sfortunata.

La gravidanza procede tranquilla ed il 22 settembre, a 32 settimane + 4, ansioso di venire al mondo, nasce con uno splendido parto naturale, Pietro, il nostro scricciolo guerriero. Respira subito con i suoi polmoni e sta benone, è solo piccolino (1750 grammi) e dopo 37 giorni fra terapia intensiva neonatale e neonatologia, ce lo portiamo a casa. Il nostro sogno si è avverato.

Io faccio la mamma 24/24 e 7/7 per 16 mesi, continuando ad allattarlo, lui cresce e si dimostra un po’ meno imperturbabile di come era stato definito in ospedale, ma vivace ed allegro.

Nel mentre, da un mese dopo il parto, riprendiamo la nostra “attività” senza alcuna precauzione, sicuri che il miracolo non si sarebbe ripetuto e poi non mi era ritornato un vero e proprio ciclo ma uno spotting breve e leggero, allattavo ancora diverse volte al giorno e alla notte… insomma, quando dopo varie settimane di “ritardo”, a febbraio 2019, decidiamo di fare un test, lo facciamo quasi per scherzo, e invece: “caxxo sei incinta!”. Mio marito sempre calmo e tranquillo legge ad alta voce il responso dello stick mentre io sto cucinando e giocando con Pietro.

Ridiamo come due bambini, Pietro ride anche lui ignaro, questa volta ce la aspettavamo ancora meno della prima e c’è meno ansia e più gioia e più consapevolezza e meno terrore di perderlo, insomma… in men che non si dica trascorrono ”i mesi critici” e il fagiolino è ancora lì.

Oggi è il 2 settembre, ho da poco festeggiato i miei 40 anni in una grande festa in una Villa vicino a casa con 50 amici e 15 bambini coetanei di Pietro e sono incinta per la seconda volta, a 29 settimane, e ripenso alla ginecologa che mi aveva dato 1 possibilità su 1000 (le ho anche scritto un’email qualche tempo fa per raccontarle com’era andata a finire dopo la sua prognosi, ma non mi ha mai risposto, chissà come mai).

Il mio messaggio con questo articolo è di speranza, di positività, di forza: a voi donne, a voi coppie che cercate da mesi o da anni di avere un figlio e vi siete sentiti snocciolare probabilità con gli zeri davanti, a voi a cui è stata data la scusa dell’età per i tentativi falliti, a voi che vi siete rassegnati e vi state abbandonando alla depressione dico “non mollate mai! Il miracolo è dietro l’angolo! nel campo della fertilità entrano in campo fattori che la medicina non può prevedere nè diagnosticare, siate fiduciosi e abbiate il coraggio di crederci, sempre!”

Un abbraccio,

@palyinwonderland