L’autosvezzamento o alimentazione complementare a richiesta (ACR) potrebbe sembrare l’ultima novità in tema di “mode” che riguardano l’educazione del bambino e le buone pratiche che un genitore non può non conoscere.

In realtà, l’autosvezzamento non è assolutamente una moda ma un’alternativa per gestire il passaggio dalla nutrizione esclusivamente a base di latte a quella solida.

L’autosvezzamento non rappresenta nemmeno una novità nella storia delle tradizioni di allevamento dei bambini. E’ quello che, a pensarci bene, è sempre stato fatto dalle mamme prima dell’introduzione del cibo specifico per i bambini.

Per cui, più che di una novità, l’autosvezzamento è una riscoperta, una nuova verità, una revisione, questa volta supportata da ricerche scientifiche. Di quelli che per secoli sono stati i comportamenti istintivi delle mamme. Che hanno sempre dato ai propri figli quello che la natura proponeva, rispettando l’istinto del bambino.

Anche nell’autosvezzamento, infatti, si parla di alimentazione “a richiesta”. Perché è il bambino a segnalare il proprio bisogno di cibo, nello stesso modo in cui richiede il latte. Questo interesse è facilmente individuabile dai genitori se si permette al bambino di assistere ai pasti a tavola con gli adulti. Sarà lui ad osservare e ad allungare le mani o a imitare i movimenti della bocca.
Quando inizierà ad afferrare quello che gli viene proposto portandolo alla bocca, buttandolo per terra, annusandolo, spalmandoselo sulla faccia, i genitori capiranno che l’interesse al cibo sta diventando sempre più consapevole. Una volta col cibo ci giocherà, una volta lo manipolerà, una volta lo assaggerà.

Inoltre, non va mai dimenticato, che questo tipo di svezzamento si definisce “complementare”. Perché il latte (materno o in formula) dovrebbe rimanere per il bambino l’alimento principale fino ai 12 mesi.

Di fatto, nell’autosvezzamento viene quindi stimolata e valorizzata la “naturale evoluzione dell’alimentazione dei bambini”, che vengono gradualmente avvicinati ai cibi, per passare in maniera il più possibile fisiologica, dalla dieta lattea a quella dei piatti da grandi.

A differenza dello svezzamento tradizionale, quindi nell’autosvezzamento:

  • non esistono tabelle
  • non esistono quantità consigliate
  • non esistono tempistiche
  • non esistono calendari di introduzione dei cibi

Maggiori informazioni sull’autosvezzamento si possono trovare nel libro più completo sul tema “Dire Fare Svezzare – Autosvezzamento dalla A alla Z“, un volume ricco di spunti e consigli pratici utili per affrontare lo svezzamento con serenità.