“Signora suo figlio è svogliato”, “Signora suo figlio potrebbe fare di più ma non si applica”, “signora dopo 2 settimane non ricorda ancora la tabellina del 2”.

 Molto spesso, dietro a tutti questi richiami da parte dei docenti, non c’è un disinteresse del bambino nell’applicarsi nello studio ma si tratta di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento o DSA.

La vita scolastica di un bambino che ha un Disturbo Specifico dell’Apprendimento può essere piuttosto difficile, non solo a scuola, ma anche a casa e se non individuati in tempo possono portare a frustrazione e scarsa autostima.

Andando nello specifico, possiamo dire che, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) riguardano carenze di specifiche abilità scolastiche, paragonate con quelle attese per età, scolarità ed intelligenza del bambino e dei coetanei. Il disturbo interferisce notevolmente con il raggiungimento degli obiettivi scolastici. Ad esempio alcuni bambini hanno buoni risultati in matematica ma hanno estrema difficoltà nell’imparare a leggere. Di contro, altri bambini leggono e scrivono fluentemente, ma non sono in grado di padroneggiare anche i concetti matematici più elementari.

Un errore comune è credere che i bambini con DSA non siano intelligenti, al contrario i DSA sono solitamente caratterizzati da una notevole mancanza di apprendimento in un’area specifica, nel contesto di una media di abilità superiori in altri ambiti (APA 2000). Quindi il loro quoziente intellettivo è pari, se non anche superiore alla media.

I Disturbi Specifici dell’apprendimento, si dividono in: Dislessia, Disgrafia, Disortografia e Discalculia,

Nello specifico le difficoltà riscontrate nella Disgrafia riguardano la specifica difficoltà nella realizzazione manuale dei grafemi, delle singole lettere scritte.

Nella Disortografia le problematiche si riscontrano nell’espressione scritta intesa come processo di trascrizione tra fonologia e rappresentazione grafemica della parola.

Nella Discalculia l’area di debolezza è quella delle abilità matematiche, nella strutturazione di componenti numeriche.

La Dislessia, in fine, è il disturbo più conosciuto perché spesso si manifesta in comorbidità agli alti sopra elencati, questa patologia è caratterizzata dalla difficoltà nella lettura e nella scrittura in maniera fluente e corretta.

Fondamentale in questi disturbi di natura neurobiologica è la diagnosi precoce (possibilmente anche già nella scuola d’infanzia), per poter intervenire da subito nel processo di apprendimento del bambino con i supporti adeguati.

Campanelli d’allarme per riconoscere un DSA

Sebbene fino al termine della seconda elementare non si possa diagnosticare la dislessia e al termine della terza elementare la discalculia, ci sono alcuni elementi a cui prestare attenzione.

I campanelli d’allarme alla scuola dell’infanzia sono:
  • difficoltà a orientarsi nel tempo, per esempio non sapere distinguere oggi, ieri  e domani quando racconta qualcosa;
  • difficoltà a orientarsi nello spazio, per esempio non conoscere i concetti topologici come dentro/fuori o sopra/sotto;
  • difficoltà nel ricordare delle sequenze, per esempio ricordare le stagioni o i giorni della settimana;
  • difficoltà a seguire racconti orali, anche supportato da immagini;
  • difficoltà nello svolgere giochi più complessi come puzzle o costruzioni più elaborate;
  • difficoltà a imparare il nome dei colori e i numeri fino al 10;
  • difficoltà nel disegno, nell’uso dello spazio sulla pagina, nel colorare all’interno dei margini;
  • difficoltà nell’ampliare il vocabolario e usare strutture grammaticali corrette;
  • difficoltà nella comprensione delle consegne;
  • difficoltà nella memorizzazione di canzoni e filastrocche;
  • scambiare una parola con l’altra e utilizzarla in modo errato all’interno della frase.
Campanelli d’allarme nella scuola dell’infanzia

Quando legge il bambino:

  • confonde le lettere:
  • che appaiono simili graficamente (m-n; b-d-q-p; a-e);
  • che suonano simili (t-d; f-v; p-b ecc..);
  • Inverte le lettere (“introno” invece di “intorno”), le omette o le aggiunge;
  • legge una parola correttamente all’inizio della pagina, ma può leggere la stessa parola in modi diversi prima di arrivare alla fine del brano;
  • legge le prime lettere e “tira a indovinare” la parola, a volte sbagliandola;
  • salta le righe e/o le parole;
  • legge lentamente a volte sillabando;

Quando scrive il bambino:

  • scambia suoni simili per forma (m-n; b-d) o per suono (p-b; v-f);
  • omette alcune lettere, sillabe, o parti di parola o ne aggiunge (”babola” invece di “bambola”, “bicieta”invece di “bicicletta”);
  • unisce (“lorso” invece di “l’orso”) o separa (“in segue” invece di “insegue”) indebitamente due parole;
  • compie errori ortografici;
  • può avere un tratto grafico poco leggibile, con difficoltà soprattutto con il corsivo;
  • commette numerosi errori di copiatura dalla lavagna o da altri quaderni;
  • può usare in modo non adeguato lo spazio sul foglio;

In matematica il bambino ha difficoltà:

  • nella scrittura dei numeri e fa confusione tra i simboli matematici;
  • nell’enumerazione, nel cambio di decina e/o omette i numeri;
  • nel recupero dei risultati di calcoli rapidi (2­­+2 =4) o delle tabelline;
  • nelle procedure (calcoli in colonna, espressioni ecc…);
  • di gestione dello spazio e quindi problemi con l’incolonnamento delle operazioni;
  • nella risoluzione di problemi;

Altre difficoltà che il bambino può incontrare

  • nel riconoscere destra e sinistra;
  • nella memorizzazione e nel recupero di sequenze: giorni della settimana; mesi dell’anno, stagioni, alfabeto;
  • nel dire l’ora e nel leggere l’orologio analogico;
  • nel tenere a mente informazioni appena ricevute;
  • a memorizzare termini specifici delle materie scolastiche;
  • a orientarsi nello spazio e nel tempo;
  • motorie come allacciarsi le scarpe o i bottoni;
Chi si occupa della diagnosi?

L’équipe multidisciplinare per la certificazione di DSA è costituita da «neuropsichiatri infantili, psicologi e logopedisti, eventualmente integrati da altri professionisti sanitari e modulabile a seconda delle fasce di età» (art. 2, c.1, Accordo Stato-Regioni 25/07/2012).

Dopo la diagnosi?

Una volta ottenuta la diagnosi non bisogna scoraggiarsi ma anzi bisogna iniziare un lavoro di rete tra famiglia, scuola e professionista che segue il bambino in modo tale da poterlo aiutare e potenziare le sue abilità.

I genitori devono andare a scuola e consegnare la diagnosi in segreteria in modo tale che venga protocollata e che venga stilato il PDP entro 90 giorni dalla consegna della relazione diagnostica.

Nel PDP, i docenti, avranno cura di inserire tutte le misure dispensative e compensative che corrispondano a quanto scritto nella relazione diagnostica.

Immaginate i docenti come se fossero dei sarti pronti a cucire un vestito su misura dei vostri bambini.

Il PDP è un Piano Didattico Personalizzato, quindi non può essere un insieme di X messe a caso ma deve essere stilato specificatamente per vostro figlio.

E a casa cosa possono fare i genitori?

Genitori se vi sentite catapultati in un mondo nuovo pieno di interrogativi sappiate che non siete soli!

Può essere d’aiuto scambiare esperienze con altri genitori cercando associazioni, confrontandosi positivamente con gli insegnanti, o con un psicologo o pedagogista.

Non colpevolizzatevi se non ve ne siete accorti in tempo o se pensavate che era solo mancanza di motivazione allo studio.

Un altro aspetto da curare con molta attenzione è l’autostima del ragazzo, sarà bene rinforzare ogni suo successo, sostenerlo dandogli fiducia e non colpevolizzarlo rispetto alle sue difficoltà. Bisognerà evitare completamente i confronti con gli altri compagni, con i fratelli o con i cugini e non criticarlo rispetto agli errori e alla lentezza che impiega nei compiti che effettua a casa, evitare punizioni rispetto all’ andamento scolastico, eliminando le ore di gioco e le attività di socializzazione (anzi, praticare uno sport o ritagliarsi dei momenti di svago è utile per ricaricare le energie). La scarsa autostima può provocare nel bambino/ragazzo un forte senso di frustrazione e può sentirsi responsabile delle proprie difficoltà e ritiene che nessuno sia soddisfatto e contento di lui, rendendo così più difficile portare avanti con successo l’apprendimento scolastico e magari potarlo alla fobia scolastica e successivamente all’ abbandono scolastico.

Tiziana