“Ma non riesci a stare fermo un attimo?”

“Stai seduto composto a tavola!”

“Stai attento!”

“Smettila di distrarti e concentrati sullo studio!”

“Ogni volta dimentichi l’astuccio a scuola!”

Quante volte abbiamo sentito o abbiamo detto frasi del genere?

Queste sono le affermazioni che fanno molto spesso i genitori e/o gli insegnanti di bambini  che si mostrano irrequieti, disattenti, talora oppositivi, disorganizzati ed impulsivi (Vio e Lo Presti, 2015).

Bisogna differenziare i comportamenti fisiologicamente presenti in tutti i bambini e in tutte le bambine all’interno della normale crescita e che con il passare del tempo si andranno a modificare e a uniformare rispetto ai coetanei, dalla manifestazione comportamentale tipica dell’ADHD, caratterizzata da frequenza e pervasività di sintomi ritenuti patologici poiché non permettono un sano e pieno sviluppo psicosociale (DSM-5, APA 2014, Castellanos e Tannock, 2002).

L’irrequietezza, la disattenzione, la disorganizzazione e l’impulsività, sono comportamenti che provocano una marcata sofferenza nei bambini/e ADHD e che li espone a numerosi problemi e difficoltà nella vita sociale, cognitiva, scolastica, familiare ed emozionale, con un significativo rischio per lo sviluppo di altri disturbi psicopatologici

Cos’è l’ADHD?

L’ADHD, Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo specifico evolutivo dell’autocontrollo, di origine neurobiologica che insorge nell’infanzia, “interferisce con il normale sviluppo psicologico del bambino ed ostacola lo svolgimento delle comuni attività quotidiane” [Marzocchi, 2003].

I principali manuali diagnostici (ICD e DSM) per la diagnosi richiedono una valutazione comportamentale, ossia una rilevazione dei sintomi in almeno 2 contesti di vita del bambino, che sono notoriamente la famiglia e la scuola.

L’ADHD esordisce nell’infanzia, non vi è alcuna specificazione di un’età di esordio. È frequentemente identificato nel corso degli anni della scuola elementare, dove anche la disattenzione risulta maggiormente invalidante.

In età pre-scolare si evidenzia in modo preminente l’iperattività, mentre nella fascia di età della scuola elementare emerge maggiormente la disattenzione. Nella fase adolescenziale si presentano con minor frequenza i segnali di Iperattività, in prevalenza connotati solo da agitazione, una sensazione più interna di nervosismo, irrequietezza o impazienza. In età adulta l’Impulsività, unitamente alla Disattenzione ed all’Irrequietezza, può permanere su livelli problematici, pur essendo diminuita l’Iperattività.

La diagnosi di ADHD è di competenza del Neuropsichiatra Infantile o di altri operatori della salute mentale dell’età evolutiva con specifiche competenze sulla diagnosi e terapia dell’ADHD e si basa sulla raccolta di informazioni fornite dai genitori e dagli insegnanti e sull’osservazione e valutazione clinica del bambino da parte dello specialista

L’ADHD influisce su 3 diverse componenti: diversi ambiti tra i quali:

L’ATTENZIONE. Il bambino ha difficoltà nel mantenere l’attenzione per un certo periodo di tempo e non riesce a prestare attenzione ai dettagli.

La disattenzione si evidenzia, sul piano comportamentale, con divagazione dal compito, mancanza di perseveranza, disorganizzazione non imputabili ad atteggiamenti di sfida o da mancata comprensione.

 Il bambino può mostrare ridotte capacità esecutive di organizzazione e pianificazione soprattutto nei compiti scolastici, nelle attività quotidiane e nel gioco.

Molto spesso si riscontrano difficoltà anche nell’ascoltare un discorso e a seguirlo attentamente.

A scuola, se è possibile, cercano di evitare compiti che richiedono uno sforzo cognitivo protratto interrompendo dopo un breve periodo le attività iniziate.

 La seconda componente fa riferimento all’IPERATTIVITA’.

Si può riscontrare una continua iperattività delle mani e dei piedi o si dimena eccessivamente

A scuola lascia il proprio posto a sedere per girare tra i banchi.

Dimostra un’eccessiva attività motoria afinalistica.

 Il Gioco rumoroso e disorganizzato, spesso “sotto pressione” o agisce come se fosse“motorizzato” di sono eccessive verbalizzazioni.

La terza componente fa riferimento all’impulsività, ovvero l’iIncapacità di inibire le risposte automatiche.

I bambini che presentano questo disturbo, manifestano azioni estremamente affrettate, spesso con elevato rischio per l’individuo. L’impulsività può esprimere un desiderio di immediata ricompensa, manifestandosi anche con comportamenti invadenti, come interrompere gli altri in modo eccessivo, o prendere decisioni importanti senza riflettere sulle possibili conseguenze nel lungo termine.

Sono incapaci di prevedere le conseguenze di un’azione e di  evitare le situazioni pericolose.

Come si evolve l’Adhd?

Da diversi studi è emerso che in età adulta una parte dei sintomi tipici dell’età infantile tendono a ripresentarsi, con la manifestazione di nuovi tratti associati ad una serie di problematiche psico-sociali (Young, Toone e Tyson, 2003).

Le caratteristiche più comuni presenti in un adulto ADHD sono:

Disattenzione cronica che si manifesta con: facile distraibilità, scarse capacità di concentrazione, difficoltà nel portare a termine i compiti affidati, dimenticanze ecc.;

Impulsività comportamentale e verbale che si esplicano con: agitazione motoria anche quando si è seduti, non rispettare i turni nei dialoghi, essere logorroici ecc.;

Disorganizzazione con mancanza di pianificazione;

Sensazione di noia e difficoltà a trovare soddisfacimento;

Repentini cambi di umore.

Tiziana