Ebbene sì, anche tu avevi fretta di venire al mondo, di vedere noi due ed il tuo fratellino, avevi deciso che le 33 settimane trascorse nella pancia erano state più che sufficienti e che per te andava bene così, era il momento di uscire.

Già da qualche giorno mi lanciavi dei segnali, lunedì siamo venuti in ospedale per sospetta rottura delle membrane, ma mercoledì ci hanno dimesso perché no le membrane erano integre e il tuo liquidino amniotico era ancora tutto lì.

Mi hai lasciato tornare a casa dal mio primo piccolo principe e trascorrere 24 ore con lui, e poi alle 11 mi hai dato un avvertimento, che alle 13 mentre ero sul divano con Pietro appena tornato con il papà dal nido, è diventato evidenza: stavolta non c’erano dubbi, le acque si erano rotte davvero!

Ho messo a letto tuo fratello a fare il pisolino sapendo che non ci sarei stata quando si sarebbe svegliato perché ormai non avevo più tempo di aspettare, alle 14 erano iniziate le contrazioni dolorose.

Il tempo che arrivasse qualcuno a farti compagnia e siamo partiti con tuo padre verso l’ Ospedale Filippo del Ponte di Varese.

Durante il viaggio mi ha attraversato la mente l‘incubo di partorirti in macchina perché il travaglio era già nel pieno e abbiamo pure chiamato il 112 per capire se avremmo fatto prima in ambulanza, con il traffico di Varese centro del giovedì pomeriggio.

Invece alla fine alle 16 siamo arrivati in ospedale, il tempo di una visita, un monitoraggio, l’ennesimo buco al braccio della settimana ed ero già in sala parto.

Lì nonostante quando emettevo voce l’unica parola che usciva era “epidurale” dopo poco abbiamo capito tutti, anche tu che stavi uscendo, che non ci sarebbe stato il tempo materiale per farla.

Appena ho realizzato questa amara verità, ho capito che dipendeva tutto da me e che se volevi uscire dovevo darci dentro e letteralmente farti fuori io!

In quei momenti penso che nelle donne si faccia strada una consapevolezza (ce la devo fare, ce la farò, mo ce la faccio) e una forza che, come avevo postato qualche giorno fa, non siamo noi che troviamo ma è lei che trova noi.

Per farvela breve, in un paio d’ore dall’arrivo in ospedale, all’ora esatta dell’happy hour (18 in punto), sei uscito, hai dato un urletto come a dire “brava mamma, sono qui!” e ci hai fatto commuovere tutti (tuo padre si era già commosso quando gli avevano fatto vedere la tua testolina che stava uscendo).

Alla fine niente epidurale, ma tanta soddisfazione e.. si la tua mamma è stata fiera di sè stessa, tutta tronfia nella camicia da notte della mia mamma che mi ha accompagnato dal cielo anche in questo parto.

Tu stai già benone, pesi ben mezz’etto più di tuo fratello maggiore, respiri da solo, hai un bel colorito abbronzato come tuo padre e stanotte hai già bevuto il tuo primo latte tirato da tua mamma che si sta ritrasformando in mucca.

Sembra che oggi ti trasferiscano già dalla Terapia intensiva neonatale alla neonatologia, quindi siamo contenti della tua prima promozione!

Per il resto, affronteremo un giorno alla volta, l’importante è che siamo tutti e 4 qui, i miei 3 principi ed io, insieme ce la faremo, come abbiamo sempre fatto.

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@palyinwonderland