Tutto, ma proprio tutto?

Sì, il concetto di autosvezzamento è proprio così. Tutto, ma proprio tutto!
Il bambino può sperimentare qualsiasi cibo, può toccarlo con le mani (anzi, questa è una fase fondamentale per ridurre il rischio di soffocamento: se prima ho manipolato il cibo, ne ho riconosciuto la consistenza, sarò più preparato a gestirlo in bocca), può leccarlo, può osservarlo e spostarlo.
Non ci sono restrizioni all’introduzione di cibi solidi, purché siano cucinati in maniera sana (evitando quello che anche ad un adulto farebbe male: i fritti, gli eccessi di condimento ecc.).

Recenti scoperte hanno dimostrato che non ha più senso nemmeno scandire nel tempo l’introduzione di alimenti perché se esistono delle allergie queste prima o poi si manifesteranno in qualsiasi caso. Dopo i 6 mesi l’intestino del bambino è pronto a ricevere il cibo normale degli adulti per cui se non ci sono predisposizioni allergiche il cibo verrà tranquillamente digerito (ci saranno cibi più o meno facili da digerire ma con gli stessi criteri per cui lo possono essere o meno per un adulto).
Ritardare l’introduzione di un cibo (anche di quelli notoriamente allergizzanti – uova, fragole, frutta secca, cioccolato, pomodori ecc.) non limiterà il rischio di sviluppare un’allergia, semplicemente ne ritarderà la manifestazione dei sintomi. Ritardare l’introduzione del glutine non ridurrà il rischio che un bambino possa diventare celiaco; semplicemente ci si accorgerà che lo è più tardi, quando il glutine verrà introdotto.

Anche nell’autosvezzamento, resta invece consigliabile l’introduzione graduale dei nuovi alimenti, per permettere al bambino di familiarizzare con un nuovo gusto alla volta, prenderne confidenza e consentire all’adulto di tenere monitorate eventuali reazioni e attribuirle subito al nuovo alimento introdotto.

Svezzamento e autosvezzamento: quali cibi evitare

In sostanza, quindi, l’inizio dello svezzamento, può rappresentare un’importante occasione di ripensare la propria dieta e integrare carenze o riequilibrare nutrienti che ci si accorge di trascurare. Ad es.: alterniamo correttamente le diverse fonti di proteine? I legumi li mangiamo? Frutta e verdura sono inseriti nelle giuste quantità? Quanti dolci? E i cereali integrali?

Gli unici cibi da evitare durante l’autosvezzamento sono:

  • i funghi: da consumare in quantità ridotte almeno fino ai 12 anni in quanto la loro membrana cellulare contiene una sostanza, la chitina (detta anche micosina), molto difficile da digerire prima di quell’età, quando gli enzimi per la sua demolizione non sono presenti in quantità adeguata;
  • i frutti di mare: perché possono essere facilmente contaminati;
  • il miele: nei bambini sotto i 12 mesi (ma anche sotto i 2 anni) nasconde il rischio di provocare il “botulismo infantile”. La tossina del botulino è presente in natura e le api, succhiando il nettare, potrebbero portarla nell’alveare e contaminare il miele. Quando le spore arrivano nell’intestino del bambino piccolo (soprattutto nel neonato, per cui assolutamente da evitare la pratica del ciuccio intinto nel miele!), dove non è ancora sviluppata la flora batterica, possono trovare terreno fertile per moltiplicarsi, produrre la tossina botulinica e sviluppare la malattia;.
  • il sale: da moderare (il gusto del salato è difficile da modificare in seguito e l’eccesso di sale provoca col tempo conseguenze dannose). Moderare non significa eliminare! Il sale, in particolare quello iodato – da cucina, è assolutamente fondamentale per un corretto sviluppo mentale e per evitare carenze e disordini futuri (ad es. alla tiroide). In alternativa al sale possono essere utilizzate le spezie e le erbe aromatiche: sulle seconde non ci sono particolari indicazioni; sulle spezie, invece, il consiglio è quello di aspettare almeno i 12 mesi, essendo gusti molto forti e particolari che potrebbero creare un rifiuto rispetto ai sapori più tradizionali della nostra cucina;
  • gli zuccheri: sarebbero da evitare completamente, almeno quelli aggiunti. Lo zucchero, necessario per l’energia, è naturalmente presente in alimenti come la frutta. Per questo sarebbe meglio evitarli completamente;
  • il latte vaccino: sconsigliato assolutamente fino ai 12 mesi per l’eccessivo contenuto di proteine e sali minerali. Il latte è un alimento specie specifico, per cui ogni animale produce quello adatto al proprio cucciolo e un neonato è decisamente differente da un vitellino. Fino ai 12 mesi è quindi raccomandato proseguire con l’allattamento al seno oppure utilizzare il cosiddetto “latte di proseguimento”. Dopo i 12 mesi (meglio ancora dopo i 24), gradualmente, è possibile introdurre il latte vaccino, che diventa un importantissimo alimento, portatore di calcio e proteine nobili facilmente digeribili.

Maggiori informazioni sull’autosvezzamento si possono trovare nel libro sullo svezzamento: “Dire Fare Svezzare – Autosvezzamento dalla A alla Z“, un volume ricco di spunti e consigli pratici utili per affrontare lo svezzamento con serenità.

Alessandra