Per baby food si intende quella gamma di preparati industriali destinati all’alimentazione del neonato, in particolare nella fase dello svezzamento.
Ci rientrano farine, omogeneizzati, liofilizzati, sughi, pastine, biscotti, yogurt, succhi, tisane e tutto quello che viene pubblicizzato come specifico per i bambini, trasmettendo il falso messaggio che il cibo normale non sia adatto allo svezzamento di un bambino.
Nell’autosvezzamento è chiaramente fondamentale selezionare cibi sani, il più possibile biologici e non trattati chimicamente, meglio ancora se a km 0 e a basso impatto ambientale (per una questione di sostenibilità e di etica che è bene fare propri e insegnare ai propri figli). Ma questo non significa che sia necessario orientarsi verso alimenti “apposta” per i bambini.

In realtà, a partire dal sesto mese di vita l’organismo del lattante e, in particolare, il suo intestino è maturo e sostanzialmente in grado di digerire tutti i nutrienti introdotti con l’alimentazione solida.

Di fatto, il baby food nasce per la pratica scorretta che si è diffusa a partire dagli anni 50, che prevedeva oltre al progressivo abbandono dell’allattamento al seno, uno svezzamento anticipato. Assaggi a 3/4 mesi con la scusa di abituare il bambino al cucchiaino o con l’idea totalmente errata che il latte (soprattutto quello materno) non fosse più sufficiente né come quantità né come qualità o per l’idea, più recente, che l’introduzione anticipata di alcuni alimenti potesse scongiurare il rischio di allergie.
Tutte teorie per la maggior parte smentite o prive di qualsiasi evidenza scientifica o senso logico.

Se lo svezzamento avviene nel rispetto dei tempi e non prima dei 6 mesi, l’intestino del bambino è pronto per ricevere gli alimenti normali e per digerirli senza problemi.

Le allergie sono fattori che dipendono anche da questioni genetiche e di familiarità e a nulla serve anticipare o ritardare l’introduzione di determinati cibi se non ad anticipare o ritardare la comparsa dei sintomi. Anzi, si è dimostrato che esiste una finestra temporale nella quale è bene introdurre tutti i cibi, compresi quelli tradizionalmente allergizzanti (uova, pomodoro, fragole ecc.) e sono le prime settimane dello svezzamento, tra il sesto e l’ottavo mese.
Infine, un bambino svezzato al momento corretto, non ha bisogno di essere “abituato” al cucchiaino. Sperimenterà il cibo in maniera naturale e giocosa, lo manipolerà e, osservando i propri genitori, ne imiterà piano piano le abitudini, compreso l’utilizzo delle posate.

Gli errori o le superficialità sopra descritte hanno determinato il passaggio da uno svezzamento tardivo, affidato all’esperienza familiare e con alimenti domestici, a svezzare bambini piccolissimi; a questo punto, consapevoli di trovarsi di fronte a un apparato digerente e a un sistema immunitario ancora immaturi, è stato necessario ricorrere ad alimenti speciali ad alta digeribilità, confezionati in maniera sterile e creati apposta a livello industriale, eliminando forzatamente qualsiasi complessità e rendendo il più omogenei possibile i cibi da somministrare ad un organismo non ancora pronto a riceverli; per la stessa ragione si raccomandava un’introduzione graduale dei vari alimenti, per individuare immediatamente il responsabile di eventuali problemi.

Con gli anni si è presa lentamente coscienza 

dell’inadeguatezza di questa fretta immotivata di sostituire il latte con le pappe (infezioni intestinali, allergie, obesità) e, sotto la spinta di organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali (Organizzazione Mondiale della Sanità, Unicef), si è iniziato il cammino inverso, fino alle attuali raccomandazioni di proseguire l’allattamento esclusivo al seno fino a sei mesi e di mantenere il latte come alimento principale della dieta fino ai 12 mesi.

Ovviamente il baby food non è da demonizzare. Le aziende produttrici sono sottoposte a controlli maggiori e i livelli di attenzione sono sicuramente al massimo. La scelta degli ingredienti, il loro trattamento e il confezionamento devono seguire regolamenti molto stringenti.
Inoltre non possiamo negarne la comodità: sono preparati pronti, spesso già suddivisi nelle giuste porzioni, comodi da trasportare anche fuori casa e semplici da utilizzare, senza grandi richieste in termini di preparazione. Quindi, non sono alimenti dannosi; sono studiati appositamente per i bambini e ne rispettano la delicatezza e le necessità.
Dall’altra parte, però, il costo di questi prodotti è obiettivamente molto più elevato dei preparati casalinghi, di tutti gli alimenti per adulti che sarebbero comunque perfetti e rispettosi del bambino e, nutrizionalmente parlando, si tratta di un costo non giustificato e sicuramente evitabile per l’economia familiare.

Maggiori informazioni sull’autosvezzamento si possono trovare nel libro sullo svezzamento: “Dire Fare Svezzare – Autosvezzamento dalla A alla Z“, un volume ricco di spunti e consigli pratici utili per affrontare lo svezzamento con serenità.