Chiamo il taxi, saluto il mio compagno che stava andando a lavoro e mi dice -“tranquilla, non è nulla..fammi sapere appena ti visitano”..”sì, certo..ma non credo non sia nulla”-con gli occhi pieni di lacrime…ero confusa e agitata, ma cercavo comunque di rilassarmi mentalmente.. Arriva il taxi, un amica mi accompagna… Arrivo al pronto soccorso ginecologico del Sant’Orsola di Bologna.. mi prendono i dati, mi fanno accomodare in una carrozzina e mi portano su. Entro in una camera dove c’erano altre donne. I lettini erano separati dalle tende e una di quelle donne piangeva.. mi fanno sdraiare in un lettino e mi dicono “il dottore arriva subito” – “ok, grazie”.
Aspetto credo mezz’ora, forse di più… Arriva una dottoressa inizia a visitarmi e dice “aspetti un attimo che chiamo il dottore”.. iniziano a visitarmi insieme. Io guardavo le loro facce e non promettevano nulla di buono..
“Signora, guardi lo schermo. Il problema è molto grave. Il collo dell’utero è completamente dilatato.. Dobbiamo intervenire subito, al più tardi lunedì. Di quante settimane è? Vuole chiamare qualcuno, suo marito, i suoi genitori…dobbiamo ricoverarla, fare tutti gli esami e intervenire subito con un cerchiaggio”..
Avete presente quando siete al mare e andate sott’acqua? Non potete respirare e sentite un leggero ronzio nelle orecchie? ecco come mi sono sentita in quel momento. Non spiccicavo parola… Ripresi fiato e tutto iniziò a girare.. non capivo nulla… l’ansia mi avvolse..
Iniziai a respirare velocemente. Le lacrime mi annebbiavano la vista, il cuore mi batteva talmente forte che poggiai una mano sopra al petto per paura che mi schizzasse via. Riuscivo a guardare solo il pavimento..
“Signora si calmi.. andrà tutto bene..” con un sorriso quasi forzato e gli occhi che la smentivano..la guardai e le feci un mezzo sorriso perché apprezzai comunque quelle parole di conforto…”chiami qualcuno e nel frattempo noi prepariamo tutto per il ricovero”-“ok”.
Le mani tremavano..Presi il telefono, chiamai a lavoro..rispose il mio compagno per fortuna.. “ale -mentre iniziare a singhiozzare – mi ricoverano,la situazione è grave” – “sto arrivando”. Mette giù e corre in ospedale.
Quando arrivò io ero nella carrozzina che aspetto il trasferimento in reparto. Avvisai un infermiera che il mio compagno era la fuori.. lo fece entrare e ci abbracciamo forte. Non ricordo bene quei momenti.. gli riferii quello che mi disse il dottore e nel frattempo mi portarono in camera… Mentre passavo in carrozzina nel corridoio del reparto, mi coprii la faccia con la mano. Non volevo vedere e non volevo essere vista da nessuno in quello stato. Mi sdraiai sul lettino, arrivò Alessio e iniziammo a parlare e capire cosa fare. Dovevamo decidere se fare o no l’intervento. Lui mi disse “aspettiamo di parlarci insieme e decidiamo cosa fare”. Dopo un po’ ci convocarono in una stanza per parlare col dottore. Ci spiego la situazione. Cioè che c’era il rischio di un aborto spontaneo e che intervenendo con il cerchiaggio avremmo potuto avere una possibilità in più. Però c’era comunque un rischio, un rischio molto alto di non riuscita. Dovevamo decidere noi e avevamo 3 giorni per pensarci. L’unica cosa che riuscì a dire al dottore fu “lei, a sua figlia, consiglierebbe di farlo?perché io non so davvero cosa fare.. mi affido completamente a voi perché voi siete gli esperti..non posso fare altro”.
Così fissarono l’intervento per il giorno successivo. Nel frattempo il mio compagno chiamò i nostri genitori informandoli dell’accaduto. Loro abitano in Sardegna e il primo volo disponibile era dopo 2 giorni.. poco prima dell’intervento. Mi chiamarono per firmare i consensi e per parlare con il chirurgo che si sarebbe occupato dell’intervento. Mi spiegò tutto e mi disse anche che la probabilità di bucare la sacca era molto alta, visto che bisognava proprio cucire con ago e filo le membrane, ma anche, che lui e la sua equipe, avrebbero fatto tutto il possibile perché andasse bene… Accettai… In quelle poche ore mi fecero esami del sangue ed ecografie per prepararmi all’intervento. Mi spiegarono che avrei dovuto fare un epidurale e che comunque non avrei sentito nulla.. Arriva il momento di portarmi in sala operatoria.. non ci ero mai entrata. Una stanza bianca e così fredda che tremavo.. Sì presenta l’anestesista, un giovanissimo tirocinante..come lo vedo penso “oddio..troppo giovane” ..e invece è stato bravissimo.. non sentii nessun dolore. Sì presenta anche una donna, un assistente, che mi dice che lei sarebbe stata con me per la durata di tutto l’intervento e che mi avrebbe tenuta per mano. Mi sistemano sul lettino, gambe sollevate, ero quasi a testa in giù, e il chirurgo con altri professionisti alle prese con il mio collo dell’utero.. Io ero stranamente serena..sapevo di essere in buone mani.. non so quanto sia durato l’intervento, so solo che ad un certo punto sentii una serie di parolacce .. io non avevo capito nulla, ero stordita. .mi portarono fuori dalla stanza, sì avvicinò il chirurgo e disse “signora mi dispiace tantissimo, procedeva tutto bene ma negli ultimi 5 minuti l’ago è partito e davvero .. Mi dispiace,sono mortificato”, e con molta calma gli dissi: “lo so, non si preoccupi”. Non so perchè dissi quelle parole, era quasi come se volessi tranquillizzarlo e fargli capire che non ero arrabbiata con lui.
Misi le mani sulla pancia e notai che non c’era più.. Sgranai gli occhi e iniziai a piangere.. il mio compagno aspettava fuori dalla sala operatoria e come lo vidi gli dissi “mi dispiace ,mi dispiace, non ce l’ho fatta”, mentre mi distruggevo in lacrime e urlavo per la disperazione. È stato l’unico momento in cui persi il controllo e l’unica cosa che volevo fare era andare a casa e fumare una sigaretta.. mi riportarono in camera.. Alessio era accanto a me che mi teneva le mani e cercava di consolarmi, ma anche di consolare se stesso. Mi sentivo vuota e non facevo che ripetergli “voglio andare via”. Entra Veronica, un ostetrica con un cuore grande quanto il mondo.. Si siede accanto a me e mi accarezza le gambe.. Era dispiaciuta nel profondo come fosse successo a lei.. con lei, entrano alcune infermiere che tra loro dicono “aspettiamo un attimo e poi la spostiamo di camera”. Per me era ovvio cosa fosse successo. .Era da mettersi l’anima in pace e basta. Poco dopo entra l’equipe al completo con un ecografo. “Signora dobbiamo controllare la situazione..ci scusi”
Io non parlavo.. non facevo domande, non volevo sapere più nulla.
Poi sento che bisbigliano tra loro “guardate…vedete che qua..”. Una dottoressa mi dice “signora le vorrei far vedere una cosa”.
Tra me pensai esattamente “che cazzo vuole che veda”.
Guardai.. e lei mi dice “la sua bambina è ancora qui.. il cuore batte regolare. La sacca è bucata, ha perso parecchio liquido ma c’è ancora speranza” .. in quel momento ripresi a vivere e iniziai a vedere la luce infondo a quel maledetto tunnel.