Prima o poi quel giorno per ogni mamma arriva.

Sempre.

Il giorno dell’inserimento.

Ci si prepara tutta l’estate, tra Stickers da mettere all’interno dei vestiti di cambio, tra bavaglini e asciugamani su cui si scrive il nome del proprio figlio, tra zainetto nuovo e grembiule.

Un misto di eccitazione e novità nell’aria ti fanno chiedere alle altre mamme quello che ti dovresti aspettare.

Ci si prepara psicologicamente perché chi c’è già passata ti dice che tanto sarà lunga, che tanto tuo figlio prima o poi piangerà e non vorrà andare all’asilo, (ops scuola dell’infanzia) , che quando finalmente penserai di aver superato i giorni più difficili, ecco che ci sarà una nuova ricaduta e allora bisognerà ricominciare da capo.

Che non ti invidiano, perché fortunatamente quei giorni per loro sono passati.

E te li ascolterai, terrorizzata e leggerai qualsiasi libro di psicologia infantile che spiega il metodo per il miglior inserimento senza troppi traumi.

Poi quel giorno arriva.

Le maestre ti chiedono di fermarti un’oretta con loro.

Stai lì, guardi tuo figlio che gioca con gli altri bimbi, te lo ricordi proprio tra le tue braccia appena nato e invece lo vedi lì, già grande, pronto a spiccare il suo volo e ti chiedi come possa essere passato così velocemente questo tempo.

Il secondo giorno tuo figlio è contento.

Fate colazione e andate a scuola.

Lo lasci solo oggi, per un’ora, che però ti sembra un’eternità.

Lo lasci lì, proprio davanti alla porta della classe.

Lo saluti e lui ti sorride e ti dice che vi vedrete dopo.

E poi il terzo giorno, dove si fermerà anche a mensa.

Stessa modalità, ti fermi sulla porta e lui ti saluta, sereno.

È lì che succede.

Il tuo cuore si spezza un pochino.

Nessuno te lo aveva detto.

Com’è possibile, pensi, doveva piangere lui, doveva strapparsi i capelli dalla disperazione ed invece piango io.

Esci dall’edificio e prendi una boccata d’aria.

Piangi perché capisci che si è spezzato quel cordone che vi legava.

Piangi perché capisci che d’ora in avanti sarà sempre un passo in più verso la sua autonomia.

L’inserimento prosegue senza intoppi, con lui che ti dice sempre “ciao mamma, a dopo” e te che pian piano ti fai più forte, per poi piangere di nuovo ad ogni recita che andrai a vedere.

Ti si allargherà il cuore tutte le volte che lo andrai a prendere e affacciandosi alla porta lui ti vedrà ed il suo viso si illuminerà di un sorriso immenso.

Quel bimbo che prima dipendeva unicamente da te, ora si metterà nelle mani di una insegnante che diventerà il suo nuovo punto di riferimento.

Forse sei stata solo fortunata, però questo inserimento è stato più doloroso per te che per lui e nessuno te l’aveva detto..

E tu a questo non eri preparata.

ELISA