I giorni a seguire furono devastanti a livello mentale e fisico… Ma per fortuna li ho vissuti in modo positivo.. Cercavo di vedere sempre il lato positivo anche nei momenti peggiori.. Le giornate le passavo tra esami del sangue e ecografie.. Mi alzavo dal letto solo per andare in bagno. E il piccolo tragitto che facevo dalla camera al bagno lo facevo con una mano sulla pancia piccolissima che mi era rimasta. Pensando che così avrei potuto sorreggere la mia piccola Alice, nel caso di un aborto spontaneo.

Inutile penserete, ma nella mia testa ,in quei giorni era un modo per prendermi cura di lei. Persi la mia privacy. In bagno ci entravo sempre e solo con mia madre, o con mia suocera o con il mio compagno.. Ogni giorno è stato una lotta continua contro un infezione che non mi lasciava.. Ancora oggi non so il perché o che tipo di infezione fosse..

Sono crollata emotivamente parecchie volte su quel letto d’ospedale. E il più delle volte lo facevo in silenzio durante la notte. Rannicchiata in un angolo, con la faccia schiacciata sul cuscino per non disturbare le mie compagne di stanza. La mattina mi svegliavo con il sorriso come se andasse tutto bene.. Raramente sono crollata davanti ad amici e parenti. Certi momenti e tutte le paure che avevo le ho tenute per me. Era l’unica cosa che potevo condividere solo con me stessa e soprattutto non volevo che chi mi stava accanto si preocupasse ancora di più. Spesso ero io a dare la forza a loro. E spesso mi sono arrabbiata con loro perché pensavo che quella disperata dovevo essere io e non loro. Ma ovviamente non era così.. erano tutti preoccupati per me perché il rischio di setticemia era molto alto.

Anche i medici erano preoccupati. E a distanza di una settimana dal primo intervento, entrarono in stanza coi loro musi lunghi per dirmi che volevano intervenire e far nascere Alice. Mi rifiutai perché, a prescindere dalla febbre, mi sentivo bene. Alice continuava a produrre liquido amniotico e continuava a crescere. Gli dissi che non ero pronta e che sarei riuscita ad arrivare alla 24esima settimana, che è quella del diritto alla vita. Loro accettarono la mia decisione. Mi fecero parlare con la direttrice del reparto intensivo neonatale la quale mi disse che loro erano pronti a ricevere Alice in qualsiasi momento. E che avrebbero fatto l’impossibile per prendersi cura di lei.. Mi rassicuró tantissimo parlare con lei. Una grande donna, molto positiva con una voce calda che ti scalda il cuore.

Passato quel giorno, affrontai un altra settimana sempre con alti e bassi. Le mie vene iniziavano a cedere e ogni giorno avevo una nuova puntura e un nuovo livido. Iniziavo a non sopportare più quelle vie per iniettare l’antibiotico, e ormai piangevo più per quello che per tutto il resto. A metà settimana capii che era ora di intervenire.. Una notte ebbi per tre volte le contrazioni, mi portarono nella stanza delle eco verso le 4 del mattino, ma nulla, era tutto nella norma. L’indomani andai in bagno e le mie perdite erano più scure, quasi verdi.. La sera ebbi un emorragia e feci un altra eco di controllo. .Pensavano ad un aborto. Invece era tutto a posto.. nessun distacco..

Il sabato mattina di nuovo febbre.. Al pomeriggio la dottoressa mi disse che mi avrebbero tenuta a digiuno per un possibile intervento d’urgenza. Visto che la febbre continuava a salire e nulla faceva più effetto. La notte verso le 23 iniziai ad avere freddo, tanto freddo e tremavo tantissimo. Tanto da sollevarmi dal letto come impresa a delle convulsioni.. avevo la febbre a 39,5…

Era ora! Non potevano più aspettare. Mi prepararono per l’intervento, mi portarono in sala operatoria. Io non smettevo di piangere, ma cercavo di contenermi.. salutai il mio compagno e chi c’era con lui, mia madre e i miei suoceri. Entrai in sala operatoria, sembrava più fredda dell’ultimo intervento. Tremavo talmente forte da sbattere braccia e testa sul letto. Un infermiera mi aiutò a sedermi per fare un altra epidurale. Mi tenne strettissima per cercare di fermare il mio tremore. Io provavo a rilassare la muscolatura,, ma era tutto inutile..

Dopo qualche minuto dall’iniezione il mio corpo si fermò. Un’altra infermiera era lì accanto a me e mi disse “tranquilla, andrà tutto bene.. Io sono qui con te”, le sorrisi. Iniziarono a tagliare, tempo qualche minuto e presero alice. Io non la vidi, ma la sentii piangere fortissimo, per quanto forte potesse piangere una bimba di 664g… Scoppio una risata generale mentre iniziavano a richiudere il taglio.. l’infermiera che mi stava accanto mi disse “l’hai sentita? è tua figlia!” .. io le feci cenno di consenso con la testa!

Piansi, ma piano.. trattenni l’emozione più che potevo. Perché comunque piangere a singhiozzi mentre ti stanno ricucendo non credo sia la cosa migliore?. Trattenni talmente tanto che con un filo di voce dissi “non respiro” e con una mano feci cenno all’infermiera per avere l’ossigeno. L’effetto dell’epidurale inizio a calare. Iniziavo a muovere le dita dei piedi, e iniziò a tremare anche il braccio che in poco tempo riprese a sbattere sul tavolo operatorio. A fine intervento morivo di freddo e ripresi a tremare come prima.

All’uscita dalla sala operatoria mi aspettavano gli stessi che salutai prima di entrare. E l’unica cosa che dissi mentre mi distruggevo in lacrime era “ha pianto! L’ho sentita”.. mi portarono in camera mentre continuavo a sbattermi sul letto a causa della febbre.. Caterina, un ostetrica mi disse “Claudia, stai tranquilla vedrai che tra un oretta non avrai più nulla”.. e così fu.. Poi mi addormentai, stremata da quella giornata infinita, ma felice perché ce l’avevo fatta.. ero arrivata alla 24esima settimana!

Claudia