“Perché devo fare i compiti? A cosa mi servono?”

Questo è il punto di vista di molti bambini durante il loro percorso di apprendimento.

In base a ciò potremmo domandarci: cosa provano i bambini quando fanno i compiti? Quali sono i compiti che svolgono volentieri? Noi genitori li sosteniamo efficacemente? Noi e i docenti li motiviamo adeguatamente?

Alcuni studi hanno dimostrato che l’emozione più ricorrente quando si svolgono i compiti è la noia.

Questo succede perché, ovviamente, il compito se confrontato a ciò che abbiamo intorno dentro casa diventa tale.

L’adulto in questo caso dovrebbe far in modo di creare un luogo e un tempo dedicato solo ed esclusivamente ai compiti, instaurando magari delle routine.

Inoltre, un compito diventa motivante se il bambino si sente in grado di svolgerlo e se capisce il motivo per cui deve farlo.

Dovrebbe prevalere una motivazione estrinseca ( io studio per imparare, per aumentare le mie conoscenze e competenze) piuttosto che le motivazioni estrinseche (compiacere l’adulto, evitare una punizione).

Se il bambino non si sente competente nello svolgimento del compito è importante il sostegno dell’adulto (dicendo ad esempio: ce la puoi fare, va bene così, sono sicuro che troverai una soluzione).

Il genitore, quindi, deve mettere in atto atteggiamenti positivi e supportivi.

Bisogna far leva sulle risorse interne del bambino. (se ci viene detto: mamma non lo so fare, è difficile! La risposta potrebbe essere “ma tu sei un campione a risolvere le cose difficili”).

Per concludere, bisogna anche motivare al compito, utilizzando strumenti o metodologie innovative e accattivanti.

Serve reiterare un esercizio più volte? Assolutamente no!

Un bambino già facendo pochi esercizi ha già assimilato la regola.