La mattina seguente stavo già meglio… Di pomeriggio ero senza drenaggio e niente dolori, solo un po’ di fastidio. Ma non potevo ancora andare a trovare Alice… Ci andò il suo papà, fece una foto e me la mostrò…non spiccicai parola. Quello che provai fu un tonfo al cuore e mi sentii morire dentro..non mi aspettavo nulla del genere.. voi penserete “ma come, non ti sei informata su Internet?”, Ebbene no. Non volevo vedere certe cose per non crearmi pensieri in più a quelli che già avevo.. non volevo leggere di nessuna storia e non volevo vedere nessuna foto. L’unica che volevo vedere era quella di mia figlia, e lei era minuscola.. l’idea che avete di un bambino appena nato mettetela da parte.

Guardatela.. Pesava 664 grammi ed era lunga 30cm. Magrissima, con il petto quasi schiacciato. La testa avvolta da una peluria nerissima che sembrava un piccolo casco… Le orecchie che sembravano sproporzionate rispetto alla testa.. le gambe che erano “grosse” quanto il mio indice..su tutto il corpo era ricoperta da una peluria, e mi spiegarono che era normale; tutti i feti in quell’età gestazionale hanno questo vello dentro la pancia che serve per trattenere il calore.. vederla così piccola e “diversa” (passatemi il termine) dall’immagine che abbiamo dei bimbi appena nati è stato straziante.. non facevo che guardare la foto e piangere. Non riuscivo a capire come, un essere così piccolo, potesse crescere e diventare grande. Continuando a ripetere che era troppo piccola.. ma tutto questo lo dicevo semplicemente perché ero terrorizzata e avevo paura. Paura di perderla, perché in quel momento capii che non potevo più far nulla per lei e che era tutto nelle sue manine.. la sua sopravvivenza dipendeva solo da lei e dalla sua forza. Io ero completamente impotente a tutto questo. La mattina seguente riuscii a vederla dal vivo..

Credetemi quando vi dico che per poco svengo… vedere una foto e vederla dal vivo non è esattamente la stessa cosa.. mi sono tenuta ad Alessio,gli ho stretto forte il braccio, ho respirato profondamente e mi sono fatta forza.. non potevo toccarla, solo guardarla, mentre lei si muoveva a scatti avvolta nel suo nido. Piansi tantissimo, non riuscivo ancora a capire bene come stavano le cose.. c’erano macchinari per ogni cosa e tanti fili che le passavano ovunque. Momentaneamente respirava da sola perché dovevano monitorarla.. Spesso qualcosa suonava e io li che cercavo di capire cosa stesse succedendo. Poi l’infermiera ci spiegò alcune cose, provò a tranquillizzarci e ci disse, con un dolcissimo sorriso, di non far caso a tutti questi rumori…ci disse anche di non spaventarci se, venendo a trovare Alice, l’avremmo magari trovata con la maschera per l’ossigeno. “È normalissimo”, disse, “noi facciamo delle prove per vedere la resistenza dei bimbi così piccoli e trovare il modo migliore per non creargli danni e farli star bene”. Noi ci affidammo totalmente all’intero staff del reparto di terapia intensiva neonatale di Bologna, senza nessun dubbio, solo a loro, con tutta la speranza e la positività che avevamo. Uno staff semplicemente eccezionale.

Finalmente niente febbre, quindi speravo di uscire presto dall’ospedale per poter andare da Alice quanto prima… la sera, invece, ecco che la febbre risale… Non potevo crederci. Ero arrabbiata e sfinita, piena di lividi e piangere era il mio unico sfogo.. ormai per farmi anche semplici prelievi dovevano bucarmi più e più volte in diversi punti perché le mie vene erano ormai andate…ora potevo arrabbiarmi e sfogarmi, non avevo più Alice nella pancia. Chiesi ai miei amici di non passare più a trovarmi, ero stanca di vederli là dentro.. gli dissi che ci saremo visti a casa, quando sarei riuscita ad uscire da quello che per me era diventato un inferno. Mi spostarono di stanza.. ero sola, per evitare troppi contatti con altre pazienti e anche perché c’ero quasi un mese là dentro e avevo bisogno di un po’ di pace.. diciamo che ormai la mia storia era anche la storia di tutte quelle fantastiche ostetriche che ogni giorno con un sorriso e un abbraccio mi tiravano su di morale..decisero di regalarmi un po’ di tranquillità, e un po’ di chiacchiere. Spesso si fermavano nella mia stanza a parlare,a chiedermi come mi sentivo e a raccontarmi qualcosa di divertente..a tutte loro devo tanto.

La febbre ad ogni modo non spariva. Continuarono a pungermi e a fare analisi, TAC , eco e tutto quello che serviva per capire il perché di questa infezione. Avendo la febbre, non potevo andare da Alice e l’unica cosa che potevo fare era quella di guardare le foto che le scattava, ogni giorno, il papà ..dovevo accontentarmi… Avevo mille pensieri per la testa… Mi sentivo in colpa per non essere lì con lei a darle la forza per andare avanti..o forse ero io che ne avevo bisogno. Mi sentivo in colpa perché tutto questo non l’aveva chiesto lei ,ma nemmeno io.. però io mi sentivo responsabile di tutto. In quei giorni, mentre io combattevo con la febbre e facevo altri cicli di antibiotico, lei scendeva di peso, il “famoso” calo fisiologico, che per una bimba di quel peso era davvero pericoloso.. scese a 538 grammi nei primi 5 giorni di vita.. Avete idea? mezzo chilo.. i dottori ci rassicurarono e ci dissero che era normale ma l’importante era che ora iniziasse a prendere peso… e per fortuna così fu. Nel frattempo che Alice prendeva qualche grammo al giorno, io riuscii a debellare la febbre e iniziai a tirare il latte! Non potevo crederci.. .ero felicissima… Finalmente potevo darlo alla mia piccola.. pensate che il suo pasto era di 8ml di latte a “poppata”.. pochissimo, ma giusto per lei!! Dopo qualche giorno tornai finalmente a casa, ma quella mattina, prima di andare via dall’ospedale, passai a salutarla e a dirle :”amore mio, finalmente mamma va a casa, così potrà venire a trovarti in ogni momento”. Ero carichissima!!! Rientrata a casa, in quella nuova, In un attimo mi sentì persa,come se quella non fosse la mia casa.. dopotutto non c’ero mai stata,se non solo per la visita prima di decidere di prenderla in affitto. Non sapevo dove trovare le cose e, dopo un mese quasi perennemente a letto, iniziai a sentire la stanchezza dopo poche ore..avevo dolori ovunque, dalla testa fino alla punta dei piedi, ero sfinita! Ma la sera mi feci accompagnare in ospedale per andare a trovarla.. stavo li,seduta sulla poltrona a guardarla.. non potevo fare altro che guardarla…
la testa di Alice era ormai praticamente invisibile; ora tra il casco per proteggerle la testa e la maschera per l’ossigeno, potevo solo vedere il resto del corpo.. io stavo li a leggere e a guardarla lottare per vivere, pensando e immaginando che sarebbe andato tutto bene.. ma ogni minuto un bip attirava la mia attenzione riportandomi alla realtà dei fatti.