Quando si parla di fobia scolastica o rifiuto scolare si fa riferimento ad un disturbo in cui il livello di ansia e di paura ad andare e restare a scuola sono tali da compromettere in modo significativo e continuativo la frequenza scolastica.

Le conseguenze di tutto ciò possono coinvolgere lo sviluppo emotivo, sociale, le acquisizioni di abilità scolastiche, difficoltà nei rapporti con la famiglia.

La fobia scolastica, però, non va confusa con l’assenza ingiustificata da scuola, quest’ultimo è un comportamento in cui è assente l’ansia e la paura eccessiva di frequentare la scuola e spesso è associato a comportamenti antisociali e alla mancanza di interesse per la propria formazione scolastica. Il bambino o ragazzo che soffre di rifiuto scolastico può assentarsi dalla scuola fin dall’inizio della giornata, o può recarsi a scuola e poi, dopo poche ore,  chiamare i genitori e chiedere di essere preso.

Il disturbo si caratterizza per i seguenti comportamenti problematici e sintomi somatici:

elevata reazione di ansia nel momento in cui esce da casa o giunge davanti alla scuola, al punto da presentare sintomi da panico; manifestazione di un ampia serie di sintomi somatici (vertigini, mal di testa, tremori, palpitazioni, dolori al torace, dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, dolori alle spalle, dolori agli arti);il livello di angoscia può essere elevato fin dalla sera prima e il bambino può riposare male, il sonno può essere disturbato da incubi o risvegli notturni.

Si possono distinguere anche quattro profili funzionali:

i bambini che evitano oggetti o situazioni che provocano ansia generale o un senso generale di affettività negativa;

i bambini che non vanno a scuola per fuggire da situazioni sociali avversive o situazioni di valutazione;

i bambini che rifiutano la scuola per ottenere attenzione dalle figure significative;

infine i bambini che ricercano rinforzi positivi tangibili fuori dalla scuola.

L’intervento, anche in questo caso, richiede l’intervento di figure specialistiche.