Ho pensato di aprire questa mia collaborazione con Kids Guiding Moms partendo dalle basi della celiachia. Che non è un’allergia ma nemmeno un’intolleranza. È una malattia autoimmune, una condizione infiammatoria cronica scatenata dall’ingestione del glutine in soggetti geneticamente predisposti (per conoscere meglio la celiachia leggi anche qui).

Quindi chi è geneticamente predisposto può svilupparla. Ma anche no. Se però il gene si attiva (e ancora le cause che portano a questa condizione sono sconosciute), la malattia è cronica e irreversibile. Per cui non si guarisce. L’unica “cura” è l’adesione costante e perenne a un regime alimentare senza glutine.
Ma andiamo con ordine. Quali sono i sintomi? Una delle domande che più spesso ci sentiamo rivolgere è proprio “Come vi siete accorti della celiachia?”.

Purtroppo la celiachia è una malattia camaleonte, perché si manifesta con sintomi diversissimi tra loro e spesso apparentemente nulla hanno a che fare con l’alimentazione. Come nel nostro caso.
Noi avevamo semplicemente una bimba che non amava il sonno. E che anzi più cresceva, più sembrava odiarlo diventando irascibile, irrequieta, piangente e strillante soprattutto la notte.

A seguito dello svezzamento infatti abbiamo notato un peggioramento nel suo comportamento. Se quindi la pediatra inizialmente ci chiedeva di portare pazienza dal momento che alcuni bambini necessitano più tempo di altri per assestarsi, con il passare del tempo è stata la prima a sollevare dei dubbi. Ma in tutto ciò, Gaia mangiava bene e aveva una curva di crescita perfetta.

Al compimento del suo primo anno di vita però, a fronte di questo costante anche se lento peggioramento umorale, la pediatra, fortunatamente una donna intraprendente e dalla mente aperta, ci ha prescritto i primi esami inserendo in ricetta anche quelli relativi alle intolleranze alimentari. I valori di questi ultimi erano alle stelle e lei stessa, davanti agli esiti, ha alzato le mani e ha commentato “la mia competenza finisce qui, ora andate da un gastroenterologo”.

Vi risparmio i due o tre mesi intercorsi tra gli esami del sangue e la prima visita gastroenterologica. Vi basti sapere che in quel breve arco di tempo la situazione è precipitata. Gaia è diventata inappetente, spesso beveva solo poco latte con biscotti al mattino durante tutto l’arco della giornata. Alternava giorni di diarrea a giorni di stitichezza. Le era venuto il pancino gonfio come i bimbi africani, per intenderci. Aveva due ernie ombelicali, la dermatite. Se a dicembre 2013 parlottava, ad aprile 2014 non diceva più nemmeno mamma. E non voleva più camminare.

Con questo quadro, il 6 maggio 2014 abbiamo fatto la prima visita gastroenterologica all’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano. La dottoressa ci ha caldamente invitato a effettuare gli esami genetici il giorno seguente e, dal momento che dovevamo preservare la sua salute e nei giorni precedenti la visita non aveva praticamente mangiato, ci ha consentito di togliere il glutine immediatamente (la regola dice di non toglierlo MAI fino a diagnosi avvenuta).

Nel nostro caso, quindi, la sintomatologia classica, quella correlata strettamente all’alimentazione, è apparsa solo dopo aver fatto i primi esami che invece sono stati richiesti dalla pediatra a seguito di un umore sempre peggiore della bimba. Il nostro campanello d’allarme, in pratica, è stato il sonno pressoché assente e la forte irritabilità di Gaia.

Questo evidenzia, tra l’altro, quanto sia fondamentale il supporto di medici competenti e attenti come, nel mio caso, la pediatra.

Per la cronaca, Gaia è rinata presto, prestissimo. Due soli giorni dopo aver tolto il glutine. Davvero una metamorfosi indicibile che si riassume nelle parole dette da mio marito alla pediatra “Ora morde la vita”. Ma questa è un’altra storia, che potete leggere qui.