La scorsa volta abbiamo parlato di cosa sia la celiachia e di quali siano i sintomi più classici, con un accenno anche di quelli meno classici, ovvero quelli che hanno fatto da campanello di allarme nel nostro caso specifico (trovate l’articolo qui).

Oggi vi voglio parlare invece dell’iter diagnostico che è – senza troppi giri di parole – un incubo. Questo perché la celiachia, per essere diagnosticata, ha bisogno di un organismo intossicato. Significa che se tuo figlio sta male, non puoi fare granchè. Perché la prima cosa che verrebbe da fare è provare a togliere il glutine. Ma è la cosa più sbagliata che ci sia!

In caso di esami di approfondimento, infatti, gli esami risulterebbero falsati perché l’organismo non mostrerebbe reazioni ad alimenti che ormai non si assumono più.

Nel caso della celiachia, l’iter diagnostico prevede in primo luogo esami del sangue e dosaggi anticorpali: gli AGA (anticorpi antigliadina IgA e IgG), gli EMA (anticorpi antiendomisio di classe IgA) e i tTG (anticorpi antitransglutaminasi tissutale di classe IgA). Le analisi vanno fatte, come detto, a dieta libera e cioè assumendo glutine.

Se poi gli esami confermassero i sospetti, il passo seguente è la visita gastroenterologica. A questo punto lo specialista deciderà se è il caso di proseguire, effettuando quindi un eventuale esame genetico per confermare la predisposizione e una gastroscopia con biopsia. Quest’ultima è a oggi indispensabile per la diagnosi di celiachia. Infatti, come dichiarato dall’Associazione Italiana Celiachia nel suo sito, per la diagnosi definitiva di celiachia è necessaria la biopsia dell’intestino tenue con il prelievo di un frammento di tessuto, per determinare l’atrofia dei villi intestinali attraverso l’esame istologico (leggi anche qui).

Questo iter vale anche per i bambini, compresa quindi la gastroscopia. Però dal 2012 esiste il cosiddetto protocollo Espghan che, in età pediatrica, permettono di porre diagnosi senza la necessità di eseguire la biopsia intestinale in casi selezionati in cui siano presenti contemporaneamente tutte le seguenti condizioni: sintomi suggestivi di celiachia, positività per anticorpi antitransglutaminasi di classe IgA ad alto titolo (> 10 volte il valore di normalità del test), positività per anticorpi antiendomisio di classe IgA e presenza dell’HLA –DQ2 e/o –DQ8.

Gaia rientrava in questa casistica. Una volta avuti gli esiti dei dosaggi anticorpali, abbiamo preso appuntamento dalla gastroenterologa all’Ospedale Buzzi di Milano . Alla prima visita, visti gli esami e il suo stato di salute, ci ha invitato a fare subito il giorno seguente l’esame genetico. Un mese dopo, con gli esiti positivi anche di quest’ultimo, abbiamo ricevuto immediatamente conferma della diagnosi senza necessità di fare anche la gastroscopia.