L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 1948, ha definito la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non soltanto l’ assenza dello stato di malattia o di infermità”. Nonostante tale definizione sia riconosciuta e compresa dal mondo odierno e, nonostante la diffusione sempre più dominante della cultura del corpo, dell’alimentazione sana e del benessere fisico, la salute mentale si pone ancora su un gradino inferiore per importanza e attenzione. Però, chiedere aiuto ad uno psicologo è già di per sé un passo verso la guarigione e il raggiungimento del benessere: richiede infatti la messa in campo di risorse positive, di forza di volontà e di protezione nei confronti della propria persona, elementi imprescindibili per stare bene.

Molto spesso entra in gioco la paura dell’etichettamento,  la paura dello stigma, cioè il timore di essere considerati pazzi o comunque di essere guardati in modo negativo solo perché si è deciso di rivolgersi a uno psicologo. È questo un pregiudizio che si radica in una cultura che considera chi soffre a livello psicologico come una persona sbagliata da cui è meglio prendere le distanze

Il risultato è che chi sta male cerca aiuto soltanto quando non ce la fa più e a volte non lo cerca affatto, preferendo convivere con relazioni insoddisfacenti quando non depressione, ansia, problemi nel comportamento alimentare o di dipendenza per i quali un intervento psicoterapeutico sarebbe invece efficace.

Chiedere aiuto non è manifestazione di debolezza né di fragilità, ma anzi, ancora una volta, rende evidente la motivazione che guida il soggetto a voler stare meglio. Guardare in faccia il malessere, riconoscerlo, attribuirgli importanza, ascoltarsi e abbattere il muro che ci separa dal chiedere aiuto è il primo passo per cominciare a stare meglio e per uscire dalla solitudine che si origina nella sofferenza.

Un’ altra paura che può manifestarsi riguarda il pensiero, erroneo, che per i propri problemi non ci sia rimedio e non sia proprio probabile che le cose vadano meglio.

La paura di “cambiare” è un aspetto che può sembrare irragionevole, perché, si pensa, se uno va da uno psicologo lo fa proprio per questo, per cambiare. Il punto è che cambiare implica sempre una dolorosa separazione da “ciò che si era”, da modi di essere, di pensare e di comportarci che ci accompagnano da una vita intera e che ci sono noti e familiari. Alcune persone si spaventano davanti alla possibilità di un cambiamento anche se si tratta di mutare modi di essere che le fanno star male.

Per concludere, il lavoro terapeutico con uno psicologo serve a “rinarrare” le storie che i pazienti portano, trovando altre significati, altre possibili spiegazioni, a trovare una nuova visone che accresce la consapevolezza del “ problema”. Il paziente, insieme allo psicologo, farà un percorso per individuare a un’altra visione del problema a una nuova prospettiva attraverso cui osservare le cose.