Nella puntata precedente, abbiamo parlato dell’iter diagnostico e di cosa NON fare (leggi anche qui).

Oggi vi vorrei invece parlare dell’immediato post diagnosi. Come ci muoviamo, cosa dobbiamo fare? Prima di tutto, con le carte rilasciate dal gastroenterologo, occorre recarsi alla propria Asl di riferimento. In questa sede verrà registrata la diagnosi di celiachia e si riceverà un tesserino rosa che è il passpartout per una serie di diritti. In primis per l’esenzione dal pagamento degli esami periodici di follow up, ma ancor più importante per avere un pasto senza glutine in ogni struttrua pubblica. Pensiamo alle mense scolastiche, ma anche agli ospedali in caso di ricovero.

I diritti sono permanenti, proprio come lo è la celiachia. E qui sfatiamo uno dei tanti falsi miti: di celiachia non si guarisce, non passa con l’età, non è che con lo sviluppo adolescenziale diminuisce, non esistono gradi di gravità. O sei celiaco, o non lo sei. E, se lo sei, ti porti la celiachia nella tomba.

Presentare la diagnosi alla Asl dà diritto inoltre ai tanto famosi tetti di spesa, altrimenti detti “buoni Asl”. Dal momento che gli alimenti a base di farine senza glutine hanno costi elevati, il Sevizio Sanitario Nazionale sovvenziona il celiaco partecipando alla sua spesa con dei buoni mensili che in alcune regioni d’Italia sono fisici (da consegnare al negoziante) mentre in altre (come la mia, la Lombardia) sono difitali e quindi caricati sulla tessera sanitaria del celiaco.

I tetti di spesa devono coprire il fabbisogno energetico derivante da carboidrati senza glutine. Sono stati revisionati (al ribasso) negli ultimi anni tenendo conto del taglio dei costi dei prodotti e del nuovo fabbisogno energetico delle persone. Per maggiori informazioni sui nuovi tetti spesa clicca qui.

Oltre a questo aspetto pratico, la diagnosi porta con sè anche una serie di reazioni emotive. Spesso è vista come liberazioni ma per certi versi è anche fortemente destabilizzante. Per meglio capire come gestire questo momento, viene in nostro aiuto l’Associazione Italiana Celiachia che ha pubblicato un articolo utile in tal senso (per leggerlo clicca qui).