23 settembre 2018. 1kg tondo tondo!


Il 23 settembre quel chilo tondo ci strappò un sorriso.. non solo a noi, anche alle infermiere in turno.
“L’abbiamo pesata più di una volta” dissero, “perché anche a noi sembrava così strano” e sorrisero.
Quel giorno è stato un bel giorno, un ottimo motivo per festeggiare.

Qualche giorno dopo invece, il morale non era così alto. Non capitava spesso, ma capitava. Chi ha “vissuto la TIN” sa perfettamente a cosa mi riferisco. L’umore poteva cambiare nel giro di qualche minuto.
Ricorderò sempre quel giorno.
Uno di quei giorni che definiamo con “GIORNATA NO”.
Non ricordo il motivo principale del mio stato d’animo così nero, ciò che però ricordo è quando arrivai in ospedale. Non vedevo l’ora di passare qualche ora con lei in braccio.. scesi dalla bici col fiatone, entrai in ospedale, chiamai l’ascensore.. l’attesa fu infinita.. picchiettavo il dito sul muro, come a tenere il tempo.. salii, suonai, la porta si aprì. Entrai di fretta, misi giubbotto e zaino nell’armadietto. Mi lavai le mani, mi girai verso il corridoio ma fui fermata.
“Mamma Pintus, mi dispiace ma dovrà attendere, stanno sistemando una “via” al bimbo accanto ad Alice” mi disse Rosanna.
“ah..ho capito. E quanto ci vorrà?” Chiesi.
“Non molto. Hanno appena iniziato. La avviso io appena potrà entrare”.
“Va bene, aspetto qui”.
Iniziai a leggere.. poi arrivo il momento di tirare il latte.. poi ripresi a leggere.. passarono almeno 2ore.. iniziai a sentire il peso di quell’attesa.. iniziai a sentire il peso di quella giornata che sarebbe dovuta finire diversamente.. dopo circa un altra mezz’ora, un infermiera si affacciò dalla porta della sala d’attesa dicendomi “mamma Pintus entra ora al volo, non abbiamo finito purtroppo ma ci fermiamo un attimo anche per farti entrare a salutare Alice, visto che sei qui già da un po'”.
Mi lavai di nuovo le mani, entrai in stanza. Appoggiai le mani sull’incubatrice. Non feci in tempo a dire ciao che iniziai a piangere. Per la prima volta crollai li davanti. Non potevo prenderla, soltanto salutarla al volo e invece avevo davvero bisogno di sentire il suo cuore battere con il mio..ma no, non potevo. L’infermiera mi vide e si avvicinò:
“noo perché piangi? perché non possiamo fartela prendere in braccio? mi dispiace!”.
“No non preoccuparti, capisco la situazione” dissi con la voce mozzata dal pianto , “è che oggi è proprio una giornata di merda e avevo bisogno di stare con lei”.
Mi abbracciò e facemmo due chiacchiere.
Ma proprio due perché poi dopo pochi minuti dovetti lasciare la stanza.
Andai via con un magone allo stomaco così pesante da mancarmi il fiato.
Ero triste, ma l’unica cosa che mi tirò su fu di pensare che la giornata era ormai alla fine e che domani sarebbe andata meglio.

Ecco come ho imparato a guardare il lato positivo delle cose ..
Cercare il meglio in ogni situazione mi ha aiutata a non sprofondare nel tunnel della depressione.
Ogni tanto bisogna crollare per riuscire a vedere oltre e capire che comunque domani arriverà e sarà un altro giorno ❣️