Siamo alla quarta puntata con l’ABC-eliachia. Nella precedente, abbiamo parlato di come muoversi burocraticamente una volta ottenuta la diagnosi (per maggiori informazioni leggi anche qui). Oggi invece parliamo dei primi impatti personali con la diagnosi di celiachia, quelli che dobbiamo affrontare una volta chiusa la porta di casa. Se fin’ora abbiamo visto i passi ben regolamentati per seguire un iter diagnostico corretto, oggi vediamo cosa in concreto debba fare una persona diagnosticata celiaca per sè stessa, quindi in termini di cambiamento delle abitudini correlate alla propria dieta alimentare.

A questo punto del vostro iter personale, ma forse già dal momento della diagnosi, siete catapultati in un mondo nuovo. Un mondo in cui è indispensabile essere rigidi, mi piace usare l’espressione “talebani” perchè davvero l’intransigenza è ai massimi livelli. Questo vale se i celiaci siete voi ma con ancor più forza se lo sono i vostri figli. Non c’è capriccio che tenga, se non si può mangiare non si può e basta. Non sono ammessi sgarri, mai. La regola anzi è “nel dubbio non si mangia”.

Questo perchè i danni causati dal glutine sono rilevanti e ci sono sempre. Alcuni soggetti reagiscono immediatamente con un organismo intossicato che manifesta diversi malesseri anche per più giorni. Altri invece sono più tolleranti e possono anche non manifestare alcunchè. Ma questo non significa che i villi intestinali non siano compromessi. Per questo è importante seguire alla lettera la dieta a-glutinata il che comprende anche evitare assolutamente le contaminazioni, le quali se protratte possono anche invalidare anni di dieta ben adottata. Di contaminazioni parleremo meglio la prossima volta, oggi invece vediamo quali sono i cibi che si possono mangiare e quelli che invece sono da evitare.

Sostanzialmente i cibi vengono classificati in tre categorie:

  • quelli sempre idonei (come pesce, carne, grutta e verdura non manipolati e quindi “tali e quali”)
  • quelli mai idonei (come pasta, pizza, panature e lavorati con farine glutinose)
  • quelli a rischio (ovvero l’universo che c’è di mezzo, composto da tutti i cibi manipolati anche minimamente, come verdure tali e quali ma acquistate già tagliate)

Cosa si fa in quest’ultimo caso? Bisogna cercare:

  • la spiga sbarrata che è garanzia di inodeità da parte dell’AIC
  • la scritta “senza glutine”, esattamente questa e non le varianti come “privo di glutine” che non sono tutele per il celiaco
  • la presenza del prodotto nel prontuario stilato dall’AIC

All’inizio sembrerà tutto difficilissimo ma piano piano diventerà invece tutto meccanico. In ogni caso ricordate la regola “nel dubbio non si mangia”. Chiudo questo articolo con due inviti:

  • il primo è quello di scaricare il pdf che trovate a questo link e che potete salvare sul cellulare e utilizzare quando fate la spesa o avete dubbi per capire se un cibo è idoneo o meno (io lo uso ancora oggi dopo 6 anni, per cui la sua utilità è indiscussa)
  • il secondo è quello, nel caso in cui i celiaci siano i vostri figli, di richiedere il contenuto gratuito che ho realizzato insieme a @lamamiplanner e che trovate a questo link. si tratta di un gioco memory che aiuta il bambino a classificare gli alimenti nelle tre categorie (a rischio, idoneo, non idoneo)

Alla prossima!