Il bullismo è una forma di comportamento violento e intenzionale, di natura sia fisica sia psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuta nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l’atto in questione, come bersagli facili e/o incapaci di difendersi. Il termine è principalmente utilizzato per riferirsi a fenomeni di violenza tipici degli ambienti scolastici e più in generale di contesti sociali riservati ai più giovani. Lo stesso comportamento, o comportamenti simili, in altri contesti, sono identificati con altri termini, come mobbing in ambito lavorativo o nonnismo nell’ambito delle forze armate. A partire dagli anni 2000, con l’avvento di Internet, si è andato delineando un altro fenomeno legato al bullismo, anche in questo caso diffuso soprattutto fra i giovani, il cyberbullismo.

Il bullismo come fenomeno sociale e deviante è oggetto di studio tra gli esperti delle scienze sociali, della psicologia giuridica e clinica, dell’età evolutiva e di altre discipline affini.

Conseguenze psicologiche del bullismo

Il bullismo, sia nella vittima, ma anche nel carnefice, lascia segni visibili anche molti anni dopo. Molti studi hanno evidenziato come i bambini vittime di bullismo manifestavano come conseguenza a questo, svalutazione di Sè e delle proprie capacità, un senso di sfiducia verso se stessi e gli altri, problemi sul piano relazionale, depressione e ansia associati a sintomi somatici come mal di testa, mal di pancia e disturbi del sonno.

I bambini che hanno alle spalle esperienze di bullismo costanti nel tempo, mostrano peggiori performance mentali e fisiche e se non riconosciuto e fronteggiato in tempo può anche indurre la vittima a pensare di non avere scampo. Nasce da questa consapevolezza l’idea che non esista alternativa al suicidio. Al contrario, i bulli, manifestano con la violenza il loro disagio sociale, spesso originatosi nella famiglia di appartenenza o a causa del rifiuto nel contesto sociale o scolastico; hanno un maggior rischio di fare esperienza di depressione, di avere disturbi d’ansia, soprattutto se arrivano a rendersi conto di quanto hanno fatto e a dover affrontare la gravità del loro comportamento. I bulli hanno anche più probabilità di abusare di tabacco, alcool e marijuana.

Si può essere vittima di bullismo anche da adulti?

Il  fenomeno non distingue tra età, sesso e colore: può coinvolgere chiunque. I contesti in cui avvengono sono soprattutto università, uffici e spesso anche tra genitori nei contesti sociali frequentati dai figli, in cui vanno in scena piccole violenze fisiche o verbali quotidiane, senza fine. Nel contesto lavorativo troviamo il mobbing , ovvero una sistematica persecuzione esercitata sul posto di lavoro da colleghi o superiori nei confronti di un individuo, consistente per lo più in piccoli atti quotidiani di violenza psicologica o sabotaggio professionale, ma che può spingersi fino all’aggressione fisica.

Bisogna però tenere a mente che un numero significativo di bulli è a sua volta anche vittime di bullismo.

La storia di Andrea.

Andrea si confessa con lo sguardo basso di chi è abituato a nascondersi. «Le mie colpe? Ho 30 anni, al pub preferisco i libri, non mi piace il calcio. E una fidanzata vera non l’ho mai avuta. Per questo sono diventato il bersaglio preferito dei bulli della piazza, quelli più conosciuti nel mio paese di un migliaio di anime. L’incubo va avanti dal 2009 ed è fatto di gavettoni in pieno inverno, ruote bucate alla mia bici, minacce. Ora finalmente mi trasferisco: vado a cercare lavoro a Roma. Così, lontano da qui, forse potrò ricominciare».

La storia di Chiara.

Questa storia da molti di noi è già conosciuta perché oggetto di cronaca e presentata su diversi giornali e telegiornali. Chiara, una bambina di 12 anni di Pordenone, che qualche anno fa, fu ‘costretta’ ad un gesto estremo, tentando il suicidio buttandosi dalla finestra del secondo piano di casa sua, esasperata dai mesi di pressioni e torture psicologiche e dalle minacce che riceveva continuamente da un suo compagno di classe ripetente.

La storia di Claudia.

Per Claudia, una bambina di 10 anni, non fu semplice trasferirsi in Italia dall’ America. I compagni di scuola la prendevano in giro per il suo accento straniero e i suoi errori grammaticali, non aspettavano l’occasione per deriderla. L’equitazione era diventata la sua unica valvola di sfogo. Un giorno, però, ad un’importante gara si presentarono le tre bulle della scuola e lei pensando a tutti gli insulti ricevuti cadde da cavallo. La bambina venne immediatamente presa in giro per l’accaduto e  una volta tornata a casa vide altri insulti su facebook. I giorni seguenti la bambina non mangiava e non dormiva più a causa di questi insulti continui. Un giorno, però, tutto finalmente cambiò grazie alla mamma che si accorse della situazione e chiamò subito la polizia postale denunciando i fatti. Alla fine le tre ragazze furono denunciate e Claudia, tornò a vivere serena e felice.

 

E a voi è mai successo?? Saremmo felici di leggere qualche vostro racconto

 

Foto di Timothy Eberly su Unsplash