Era un giovedì mattina grigio e come tutti i giovedì mattina io e Andrea uscivamo prima di casa per lasciar libera la Signora che ci dava una mano nelle pulizie, di fare il proprio lavoro in pace.
Avrei iniziato a lavorare alle 13 quel giorno quindi fino a mezzogiorno non saremmo andati dai miei suoceri, che mi tenevano Andrea mentre lavoravo.
Abbiamo deciso di fare colazione al Chiosco del parco.
Un leggero sole stava facendo capolino in mezzo alle nubi e post colazione abbiamo giocato sulle giostrine.
Improvvisamente il tempo stava ricambiando.
Il Sole era sparito ancora e un venticello fresco si stava alzando.
Sulle giostre c’eravamo solo noi e un papà con una bimba molto più piccola di Andrea.
Non volevo andare troppo presto dai miei suoceri perchè sapevo che stavano portando in casa i sacchi di pellet e con un bambino non sarebbe stato facile farlo.
Andrea si era stancato e voleva raggiungere casa dei nonni.
Così abbiamo anticipato i tempi.
Mio suocero stava ancora accumulando i sacchi per portarli in soffitta.
Siamo rimasti fuori a guardarlo ma Andrea come sempre voleva aiutarlo.
Una strana angoscia mista a paura mi pervase.
Avevo il terrore che quei sacchi crollassero addosso ad Andrea.
Era tardi dovevo andare al lavoro.
Baciai Andrea e andai via.
Ero talmente impegnata quel giorno che mi dimenticai della strana sensazione.
La sera sarei andata direttamente dal lavoro a casa di mia cognata che festeggiava il compleanno in ritardo di 10 gg.
In accordo con mio marito lui e Andrea sarebbero arrivati alla cena per conto loro.
Alle 19.30 puntuale arrivai.
Ero stanca,mestruata e anche nervosa per pensieri lavorativi.
La cena doveva essere in terrazza ma visto il tempo incerto era stata spostata all’interno.
Dopo 10 minuti arrivarono tutti,compresi mio marito e mio figlio.
Nel caos pre cena mia cognata ci accenna di stare attenti per Andrea alla Fontana.
Sapevamo che mio cognato il sabato prima aveva tolto la fontanella attaccata al muro in terrazza per ripiastrare.
Nella nostra ignoranza pensavamo alla pericolosità della Fontana appena riappesa al muro.
Non potevamo sapere che invece la sua pericolosità era data da un altro fattore.
La cena era finita,io ero sfinita.
Dissi a mio marito se poteva guardare lui Andrea quella sera.
Andrea che seguiva ovunque i due cugini grandi.
Dalla cameretta al soggiorno e viceversa.
Poi i Cugini giustamente si spostano in terrazza a giocare a Basket.
Lui li segue con in mano un palloncino da gonfiare.
Mio marito non lo perde di vista ma pensando che alla fine non c’erano pericoli,entrò in casa un attimo.
1 minuto più tardi un tonfo ci fece sobbalzare da tavola.
Seguito dal pianto di Andrea.
In un nano secondo eravamo in terrazza.
Il mio bambino piangeva e un piede era sotto a una fontana di Pietra.
Ecco perchè avremmo dovuto stare attenti.
Avevamo entrambi capito troppo tardi la frase di mia cognata.
Il piede di Andrea era stato liberato e denudato dalla calzina che lo ricopriva.
L’alluce si stava staccando.
C’era sangue ovunque.
Andrea piangeva ma il pianto era stremato come le sue forze.
Mio marito me lo diede in braccio.
Non so ancora spiegarmi la forza con cui corsi con lui in braccio verso l’ambulanza.
Non urlai per non spaventarlo.
Ma una volta entrata in ambulanza mi lasciai andare al rancore verso gli adulti che a modo loro avevano commesso un grave errore.
Non avevano messo in sicurezza l’ambiente dove un bambino avrebbe giocato.
Non avevano capito che in quell’ambiente si nascondeva un pericolo molto grosso e non lo avevano sorvegliato bene.

To Be Continued