La nostra storia comincia circa 5 anni prima della mia nascita come tua mamma, il 19 novembre 2009, il giorno del mio compleanno.

E’ stata una lunga gravidanza, che è passata attraverso fasi e luoghi differenti ed opposti. Ci sono stati momenti in cui sembravi così vicina, per poi allontanarti improvvisamente solo perché un documento era sbagliato, e io ripiombavo nello sconforto, aggrappata al grande desiderio di abbracciarti e conoscerti.

Il primo grande evento che mi ha fatto sentire più vicina a te. E’ stato il giorno dell’udienza al Tribunale dei Minorenni, avvenuta esattamente un anno prima della tua nascita, ma noi allora non lo potevamo sapere.

Siamo passati attraverso Tribunali, ospedali, enti, interminabili viaggi della speranza a Vicenza, dove aveva sede il nostro Ente, fino al lungo viaggio della realtà a San Pietroburgo.

Si perché come mamma sono nata qui. Tu sei nata qui. E’ qui che per la prima volta mi sono sentita chiamare “mamma” e questa città stupenda è dentro di noi più di qualsiasi altro posto al mondo.

Quanti ricordi…i profumi, la neve, il fiume, i suoni…tutto diverso, tutto sapeva di te.

Nel corso di una gestazione ci sono momenti che la mamma non dimentica: il test di gravidanza, la gravidanza stessa, il travaglio e la nascita.

Il giorno che ho ricevuto la telefonata che mi annunciava che tu eri mia (perché così sei stata per me, dal primo momento), è stato come il “test positivo”, susseguito da emozionanti e sussurrati annunci alla famiglia, raccomandandomi di tenere il segreto fintanto che non ti avessimo conosciuta, proprio come si fa all’inizio di una gravidanza.

Poi mi hanno fatto vedere la tua foto e da quel momento ho cominciato a portarti nel cuore.

Il nostro primo incontro non è descrivibile, mi viene in mente solo una parola…felicità. Con le tue braccine allargate correvi a prenderti e a donarci, il tuo primo abbraccio.

Da quel girono inizia il lungo travaglio dell’attesa della sentenza, con mille paure per qualcosa che potesse andare storto e intanto la casa cominciava a cambiare forma e sapore, tutto era pronto per il tuo arrivo.

Da quel giorno, fino al giorno della sentenza mi sembra di aver trattenuto il fiato.

In un profumato giorno di aprile, la voce forte e decisa della Giudice che dice “DA”  e quegli interminabili 15 giorni per il passaggio in giudicato, hanno dato ufficialmente vita alla nostra famiglia.

Io sono nata come mamma e tu, sei nata come figlia, MIA figlia.

Dopo 5 anni da quel mio compleanno del 2009 in cui tutto ebbe inizio, finalmente la mia gravidanza era finita.

Il giorno in cui siamo venuti a prenderti per portarti via con noi. Ero così emozionata e felice da pensare di essere dentro al più bello dei miei sogni. Mi aspettavi! Ti ho portato i vestitini nuovi e ho visto per la prima volta i tuoi piedini bianchi e morbidi.

 

Quel giorno, in cui il cancello della casa dei bambini si è chiuso alle nostre spalle, si è aperta la porta della nostra vita insieme.