Finalmente eravamo a casa, con tutte le comodità.

Anche Andrea sembrava notevolmente più sereno.

Poteva giocare con i suoi giochi,guardare i cartoni che preferiva e mangiare quando e dove voleva.

Il tappetone divenne la sua zona preferita insieme al divano.

Ci si divertiva disegnando,facendo i puzzle e pranzando insieme a me.

Il papà era tornato al lavoro e le giornate le trascorrevamo prevalentemente io e lui insieme.

Riuscivamo per fortuna a fare lunghe passeggiate tenendo sollevato il piede sul passeggino.

Evitavo ovviamente i parchi giochi,quando volevamo ci fermavamo dai nonni.

Il nonno aveva costruito un tavolino di appoggio sulla sedia per colorare stando comodamente seduto.

A casa invece uno scatolone di croissant divenne il suo sostegno per mangiare.

Era tutto apparentemente perfetto ma il martedì (giorno di medicazione in ospedale) arrivò e con lui l’ansia e la preoccupazione.

Il giorno prestabilito alle 14.30 eravamo in sala attesa nel reparto di ortopedia pediatrica.

Quel giorno i miei genitori erano saliti per vedere finalmente il nipotino.

Mia mamma si offrì per accompagnarci,ignara della lunga attesa che ci sarebbe stata.

Il medico di turno era impegnato in un’operazione e dalle 14.30 Andrea fu visitato alle 17.00.

Non fu il tempo l’unico problema quel giorno,purtroppo.

Il piede di Andrea era decisamente peggiorato e il chirurgo disse apertamente che ci sarebbe stato bisogno di un’ulteriore operazione plastica.

Per noi fu una giornata pessima.

Ma cercammo di risollevarci e di sperare che non tutto fosse perduto ancora.

Qualche giorno più tardi un’amica ci consigliò un macchinario, non specifico per il problema di Andrea, ma che avrebbe potuto migliorarlo.

Ci fu prestato in prova per una settimana e poi decidemmo di noleggiarlo per un mese.

Eravamo fiduciosi a un ragazzino qualche anno prima aveva evitato l’amputazione del piede.

Non era invasivo si trattava solo di un tappeto e di una sonda a onde elettromagnetiche.

Cominciammo con la terapia e ne parlammo anche con l’ortopedica che ovviamente non la conosceva.

Sembrava ormai certo che prima o poi Andrea avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento plastico.

La circolazione migliorava ma non tanto da scongiurare l’operazione.

Due chirurghe plastiche lo visitarono,per una si poteva aspettare ma non era certa che il secondo dito potesse salvarsi,per l’altra invece al più tardi entro fine luglio si sarebbe dovuto decidere la data dell’intervento.

Dal fronte medico non c’erano certezze ma noi ci fidavamo del macchinario e sapevamo e speravamo servisse a qualcosa.

Avevamo aumentato le terapie casalinghe ad Andrea per migliorare la circolazione e aiutare le ossa a saldarsi il prima possibile.

A ogni medicazione vedevamo negli occhi delle chirurghe un barlume di speranza.

A fine luglio il medico che per primo insinuava l’ombra del secondo intervento rimase stupito dei miglioramenti e decise che era arrivato il momento di togliere il gesso lasciando solo la fasciatura.

Finalmente il piede era libero.

Andrea poteva muoversi in casa gattonando.

Si poteva tornare a cenare fuori, il piede rientrava nel seggiolone.

I giochi del parco non erano più un tabù,Andrea era libero di salire su un altalena o un dondolo.

A piccoli passi in Agosto stavamo tornando un pò alla normalità.

Fatta di terapie costanti in casa,passeggiate in passeggino e giochi all’aperto.

Vista l’impossibilità di andare al mare ci concedemmo pure due mini vacanze di qualche giorno.

Una in Piemonte e una in Montagna in Trentino,dove Andrea tornò pure a giocare con dei bambini nell’area giochi dell’Hotel.

Il nostro ottimismo era alle Stelle.

Eravamo certi che Andrea non sarebbe più andato in una sala operatoria.

Dovevamo solo aspettare che anche i medici ne fossero certi.

To Be Continued