Dopo un incidente oltre ai danni fisici spesso restano anche danni psicologici.

Non solo alla vittima ma anche a chi lo circonda.

Nel nostro caso per capire se Andrea fosse rimasto danneggiato dall’incidente,mi rivolsi a una nota Psicologa Infantile.

Il colloquio avvenne via Skype solo con me.

Voleva sapere in modo dettagliato dell’incidente e capire se Andrea presentasse segni evidenti di trauma.

Devo ammettere che a parte una o due notti agitate in ospedale, forse per colpa ancora dell’anestesia, lui non era agitato durante il sonno.

Di giorno era tranquillo,interagiva normalmente con noi e con chiunque fosse insieme a lui.

Insomma le premesse erano buone ma io volevo esserne certa al cento per cento.

La psicologa mi suggerì di aiutarlo ad elaborare l’accaduto sotto forma di gioca e rimanemmo d’accordo di risentirci nel caso fosse stato necessario il secondo intervento.

Devo ammettere che ero molto timorosa di far rivivere al mio bimbo l’incidente.

Ma come sempre i bambini sanno sorprenderci.

Durante un gioco con una lavagna magnetica, Andrea uso’ i giochi per spiegarmi l’accaduto.

La lavagna che cadeva sul pennarello simboleggiava per lui la fontana che cadde sul suo piede.

Mi disse inoltre che si era avvicinato a tale fontana per riempire d’acqua il palloncino viola che teneva in mano e che lo accompagnò fino alla sala operatoria.

Non ebbi bisogno di fargli alcuna domanda, mi disse tutto lui.

Per un lungo periodo disse a tutti quelli che incontrava che si era fatto male al piede perchè una Fontana gli era caduta sopra.

Ovviamente una risposta così lasciava tutti a bocca aperta.

C’era chi che lo commiserava e chi che passava oltre senza chiedere ulteriori informazioni in merito.

Accertato che mio figlio non presentava alcun trauma psicologico,mi soffermai su me stessa.

Ero stata abbastanza forte,non avevo mai pianto e non avevo mai avuto alcun crollo particolare dalla sera dell’incidente.

Però non ero per niente serena,o meglio forse lo ero ma solo apparentemente.

In realtà dentro di me avevo mille emozioni contrastanti,un misto tra rabbia,frustrazione e speranza per la guarigione di Andrea.

La rabbia purtroppo prevaleva,ero arrabbiata verso di me, verso mio marito,anche se sapevo che non ne avevamo molta colpa.

Ma soprattutto ero arrabbiata verso il mondo esterno.
Verso chi ci compativa.
Chi guardava mio figlio come un “povero” bimbo con un grave handicap.
E verso i miei cognati che avrebbero potuto evitare ma non lo avevano fatto.

Insomma forse ero io la vittima che andava aiutata in qualche modo.

Andai quindi da una psicologa, ma fu una delusione pazzesca.
Mi lasciò parlare e raccontare l’accaduto e le mie emozioni.
Ma invece di concentrarsi sui miei sentimenti negativi,sottolineò la posizione di comodo di mio figlio che coccolato tutto il giorno si stava approfittando della situazione.

Inutile che dica che non tornai più da questa professionista.

Andai invece da un altro che mi lasciò parlare e sfogare senza giudicarmi ma aiutandomi a tirare fuori tutto quello che provavo per farmi stare meglio.

Non fu immediato ma pian pianino i pensieri positivi prevalsero su quelli negativi.

Ovviamente questo andò di pari passo con la lenta ma certa guarigione del piede di Andrea.

Purtroppo troppo spesso pensiamo di cavarcela da soli senza alcun aiuto esterno.
Farsi aiutare è invece sempre il primo passo verso la guarigione.

To Be Continued