Torniamo all’inizio della nostra storia dell’adozione.

Desideravo diventare madre ma la gravidanza non arrivava. In principio non ci pensavo, mi ripetevo che sarebbe arrivata al momento giusto, che forse era presto o forse ero troppo stressata.

Gli anni però passavano e io cominciavo a sentire il ticchettio dell’orologio biologico sempre più forte. Tanto da doverlo per forza ascoltare perché ormai non udivo altro.

Parlando con mio marito, che sembrava molto più tranquillo di me, gli ho proposto di fare degli accertamenti sulla nostra salute “riproduttiva” per poter comprendere l’eventuale causa di questa mancata gravidanza.

Fase importante.

La fase degli accertamenti per noi è durata un giorno solo, mi è bastato quell’unico giorno per comprendere che non era quella la strada che avrebbe potuto portarmi alla maternità.

Quella giornata rimarrà sempre nei miei ricordi. In questo Centro abbiamo incontrato coppie piene di speranze, coppie disperate a cui gli esami avevano dato esiti negativi, coppie all’ennesimo tentativo di fecondazione assistita, ormai abituate al posto come se fossero a casa, quassi rassegnate. Poi ho visto foto appese ai muri, erano tutti neonati, considerati miracoli.

Quell’ambiente non mi apparteneva, in quel posto che alimenta e soddisfa speranze, io non mi sono mai sentita più lontana dalla maternità.

Gli esami li abbiamo comunque fatti tutti, ormai eravamo lì, e dopo ore di indagini l’esito finale è stato: nessun problema! Eravamo sani!

Con questi rimandi rassicuranti i medici ci hanno offerto un percorso di PMA che, a parere loro, sarebbe stato positivo senza troppa fatica.

Usciti da quel posto, durante il viaggio di ritorno, io e mio marito in silenzio e cullati dalle vibrazioni dell’auto abbiamo capito ciò che volevamo, ciò che ci avrebbe reso felici, il percorso che ci apparteneva non passava da qui, non passava neanche dalla pancia.

La nostra strada verso la genitorialità si chiamava ADOZIONE.