Come sapete Alice è nata ad agosto..

ormai eravamo a novembre e papà Alessio per tutto questo tempo non è mai riuscito a trovare il coraggio per prenderla in braccio. Nonostante la vedesse tutti i giorni, nonostante vedesse me in canguro terapia con lei, lui non ci riusciva! Io provai a spronarlo ma senza insistere. Capii che era un suo limite e che la paura gli faceva da padrona..

ma paura di cosa? la sua paura più grande era quella di poterle fare male..può sembrare banale, ma tra i tanti fili collegati al corpicino di Alice, i monitor che, spesso e volentieri sopratutto all’inizio, suonavano di continuo e Alice così com’era, piccola e fragile, non gli hanno permesso di vedere oltre!

C’erano altri papà che facevano la canguro terapia coi propri figli, ma di cosi piccoli come Alice, nella nostra stessa stanza, nessuno. Forse anche per questo non è riuscito a trovare il coraggio. Io so per certo che i suoi pensieri erano: “tu sei più brava” , “non saprei come fare”, “non saprei come prenderla” .. lo so per certo perché io tutti questi pensieri li ho avuti quando l’infermiera mi chiese, per la prima volta – “vuoi prenderla in braccio?”

Capivo quello che stava pensando e provando, perché per davvero non è facile.

Non è facile prendere tra le mani un corpicino di circa 600 grammi, magro,che si muove appena, con la pelle avvizzita e tanti fili che lo circondano. No, non è per niente facile trovare il coraggio. Poi vi dico anche che, per mia esperienza personale, una mamma supera tutto e trova il coraggio anche nel nulla! Ciò che scatta in noi dopo la nascita di un figlio, non sarà mai la stessa che scatta ad un padre.. con questo non voglio sminuire la figura del padre, assolutamente, ma un esperienza come la nostra, rende noi donne ancora più forti e i papà più apprensivi.

Un esempio che mi viene così su due piedi è quello di una coppia che ha vissuto più o meno il nostro stesso percorso;lei super carica e positiva, lui preoccupatissimo e apprensivo. I papà e le mamme dei prematuri sono così!!

Ciò che credo faccia la differenza in questi casi, sia il fatto che, noi mamme entriamo in sala operatoria da sole. Viviamo quel momento in solitudine, nonostante l’infermiera ci tenga stretta la mano e ci dica “ci sono io con te” – con un sorriso che scalda il cuore, ma non abbastanza, purtroppo non è la stessa cosa.

Io in sala operatoria ci sono stata per ben 2 volte nell’arco di 2 settimane; una volta per il cerchiaggio (andato male), e l’altra per il cesareo.

A me questi due momenti mi hanno letteralmente cambiato l’anima.

Ho provato il dolore lancinante che mi ha spezzato il cuore al pensiero di aver perso nostra figlia, ancora prima di vederla, e per fortuna quel dolore l’ho provato solo per qualche ora, ma in sala operatoria l’ho affrontato da sola e solo dopo con Alessio. Ho provato la gioia pura e assoluta che ti toglie letteralmente il fiato, sentendo il primo pianto di nostra figlia, ma anche quel momento l’ho vissuto da sola, e poi con lui.

Tutto questo ha fatto la differenza. Noi, nel nostro rapporto, abbiamo sempre condiviso ogni momento e se avessimo potuto vivere insieme anche questi due momenti fondamentali, sono sicura che lui avrebbe trovato il coraggio di prendere in braccio Alice fin da subito.

Ad ogni modo il grande passo lo fece il giorno del trasferimento di Alice in neonatologia.

“Posso prenderla?” mi disse.. “e me lo chiedi?non vedevo l’ora arrivasse questo momento!” -gli dissi. E’ stato come dare ad un bimbo il regalo tanto atteso. Occhi lucidi, mani che tremavano e il suo corpo super rigido! Era imbalsamato e mi faceva una tenerezza che non avete idea. Finalmente papà Pintus era riuscito a superare anche questa paura!

E come abbiamo sempre fatto, ne usciremo sempre e comunque insieme, nonostante tutto!

Claudia