Hanno aperto i centri estivi.

La scelta di iscrivere i nostri primi 2 figli è stata ragionata.

Abitiamo in Lombardia, dove il COVID-19 ha fatto tantissime vittime.

Però i nostri figli erano a casa dal 21 febbraio.

Come tutti gli altri del resto.

Abbiamo chiesto loro cosa volessero fare e sinceramente appena gli abbiamo proposto di iniziare ad andare ad un centro estivo, erano euforici.

Non gli importava se intorno a loro ci sarebbero stati bambini che non conoscevano, l’importante era stare all’aria aperta, fare sport e soprattutto giocare.

Abbiamo comprato loro le mascherine con la bocca di uno squalo disegnata e abbiamo spiegato che avrebbero dovuto abbassarla solo se i “maestri” avrebbero dato il permesso..che avrebbero dovuto mettere il gel sulle mani ogni volta che toccavano una superficie o quando dovevano toccarsi la faccia.

Abbiamo spiegato che non potevano scambiarsi bicchieri o bottigliette, che non dovevano stare troppo vicini ai loro amici, che dovevano stare attenti.

Poi ci siamo guardati.

Io ed il loro papà ci siamo fermati.

Stavamo facendo la cosa giusta? Non era una situazione più grande di loro? Gli ingressi, ci hanno spiegato, sarebbero avvenuti a scaglioni e a distanza di 10 min da un gruppo all’altro, con misurazione di febbre e lavaggio mani.

Forse era una scelta egoistica quella di mandarli ai centri estivi, con la scusa che quest’anno le vacanze al mare sarebbero saltate in fin dei conti, la decisione di mandarli era forse per poter tirare il fiato anche noi qualche settimana?

Eppure abbiamo messo da parte questi pensieri e li abbiamo mandati.

La notte prima non hanno praticamente chiuso occhio.

La mattina alle 7 erano già in piedi, pronti per la colazione e pieni di entusiasmo.

Non facevano altro che parlare di quello che avrebbero fatto e di quello che avrebbero mangiato.

Siamo usciti alle 8.20, lasciando il primo figlio al suo centro estivo ( dove ritrovava le maestre della materna e alcuni suoi compagni) poi alle 8.50 era la volta dell’altro figlio, al camp del tennis, in mezzo a bimbi che non aveva mai visto e a fare sport mai provati prima.

Quando siamo andati a riprenderli alle 16.45 uno e alle 17 l’altro, avevano un sorriso che non vi so spiegare.

La loro libertà riconquistata, il loro giocare di nuovo con bambini della loro età hanno dissolto tutte le nostre preoccupazioni.

Io non so come sarà il rientro a scuola a settembre, ma mi auguro che sarà il prima possibile perché vedere i propri figli che sono felici di stare in mezzo ai loro coetanei non ha prezzo.

Non dimentichiamoci di loro.

Hanno bisogno della socialità, delle scoperte, dei giochi e della loro semplice età.

È ovvio che poi li abbiamo iscritti anche per le successive 3 settimane di centro estivo.

In fondo, ci siamo detti, loro se lo meritano❤