Quando si parla di timidezza nei bambini spesso compaiono le paure e i timori dei genitori. Gli adulti si trovano impreparati a gestire un certo tipo di comportamento molto spesso associato, nell’immaginario collettivo, ad un “difetto” che va assolutamente corretto.

Cosa ci può aiutare?

Ciò che prima di tutto può aiutarci ad affrontare, in qualità di adulti di riferimento,  è metterci in ascolto di noi stessi. Riconoscere ed accogliere le emozioni contrastanti che proviamo tutte le volte che entriamo in contatto con la specificità caratteriale di nostro figlio, perché di questo si tratta!

La timidezza, infatti, è una caratteristica di personalità dei bambini.  Fa parte del loro bagaglio temperamentale e non va in alcun modo demonizzata o considerata un “errore di fabbricazione”.

Fare questo passaggio ci consente di sospendere qualsiasi tipo di giudizio e di porci le seguenti domande che agevolano una comprensione a 360 gradi del nostro bambino.

  • “è davvero timido oppure è tipico della sua età non aver bisogno di socializzare?
  • Amare la riflessione è davvero timidezza? Oppure: perché è timido?
  • C’è qualcuno di noi che è timido?
  • L’abbiamo spesso corretto o giudicato tanto che adesso è restio a mostrarsi?”
Cosa ci dicono le ricerche:

Numerose ricerche evidenziano che fino ai sei anni di età circa il 50% dei bambini sperimenta un certo grado di timidezza preferendo, ad esempio, il contesto familiare ad ambienti esterni o, ancora, prediligendo le interazioni con i coetanei a quelle con gli adulti. È una propensione soggettiva che va accolta e sostenuta e non fatta pesare come fosse, appunto, un limite invalicabile in modo che non diventi la descrizione che il bambino farà di se stesso e che potrebbe risuonare così : “ Mamma e papà ripetono spesso che sono timido, non socializzo e finirò per isolarmi quindi è vero, sono una persona timida, non sono normale, ho dei problemi e avrò sempre difficoltà a socializzare, a stare con gli altri”.

Qual’è il nostro obiettivo?

Il nostro obiettivo, dunque, si traduce nella possibilità di aiutare il bambino ad amarsi ed accettare tutte le millemila sfumature di se stesso e, laddove si presenti questo tipo di comportamento, insegnargli ad interagire in modo più armonico e sereno con l’ambiente circostante nel rispetto dei suoi tempi.

COME AIUTARE, QUINDI, I FIGLI A GESTIRE LA TIMIDEZZA?

  • rappresentando dei modelli di comportamento sociale positivo per loro ( es. salutare sorridendo, ringraziare a seguito di una gentilezza ricevuta, guardare negli occhi il proprio interlocutore);
  • creando un ambiente accogliente che possa agevolare il bambino nell’espressione della sua personalità. Più si forza il bambino ad interagire, infatti, e più tenderà a ritrarsi come reazione di difesa;
  • può essere utile, quando ci si trova in ambienti che non conosce, fargli portare un piccolo oggetto o gioco preferito. Gli darà serenità per affrontare la novità della situazione. Può essere utilizzato come un vero e proprio ponte di comunicazione con le persone presenti (es. carte da gioco o figurine con cui poter iniziare a giocare prima da solo e poi gradualmente con altri bambini o adulti presenti);
  • non sostituendosi al bambino se un estraneo gli pone qualche domanda conoscitiva e lodandolo nel momento in cui pone in atto il comportamento sociale richiesto o, ancora, se partecipa ad uscite gruppali;
  • trasferendo fiducia rispetto alla sua capacità di cavarsela da solo e quando si è da soli esprimendo cosa vi è piaciuto del comportamento messo in atto (es. “mi è piaciuto il modo in cui hai ringraziato quella bimba, hai notato che ti ha sorriso quando lo hai fatto?”);
  • quando qualcuno etichetta nostro figlio in sua presenza con l’espressione “è timido” possiamo intervenire delicatamente spiegando che non si tratta di timidezza. Si sta prendendo il tempo di cui ha bisogno per familiarizzare con la nuova situazione;
  • evitando i confronti con fratelli e sorelle perché ognuno è portatore di una diversità caratteriale che va valorizzata;
  • drammatizzando a casa con pupazzi e peluche situazioni di socialità che potrebbero, per es, accadere a scuola. Ciò gli permetterà di sentirsi a proprio agio quando sarà con i compagni e di allenare le sue nascenti abilità sociali;
Conclusione

Ricordiamoci che un bambino che si sente amato ed accolto nella sua essenza più profonda sarà un adulto che avrà imparato a muoversi nel mondo con consapevolezza,  fiducioso di poter tornare al proprio porto sicuro tutte le volte che lo desidera, un porto che parlerà sempre del profondo senso di amore nei confronti di se stesso e della vita.

La timidezza