Il tempo dell’attesa

Io e mio marito abbiamo deciso che il nostro percorso genitoriale avrebbe finalmente avuto un nome: adozione.

Avevamo capito che era questo il percorso giusto per noi, quello che sentivamo nostro.

Abbiamo iniziato il percorso con i servizi sociali della nostra provincia con grande entusiasmo ed effettivamente ci siamo sentiti accolti e supportati.

Poi ci sono stati i corsi pre-adozione insieme ad altre coppie e il dialogare con loro rendeva sempre più concreta la strada innanzi a noi. La direzione era presa e io volevo correre il più forte possibile per raggiungere il mio bambino.

I tempi della burocrazia però avevano un ritmo ben diverso rispetto a quello del mio cuore e della mia mente.

La parte relativa all’idoneità.

E’ stata piuttosto veloce, poi abbiamo cominciato a pensare all’Ente internazionale e al Paese di provenienza del bambino.

Una volta incaricato l’Ente, dopo un’accurata ed estenuante indagine, è iniziato il tempo dell’attesa.

Sapevamo che questo tempo sospeso sarebbe stato difficile ma non ci aspettavamo fosse così lungo.

Sono trascorsi 5 lunghissimi anni prima dell’arrivo della tanto desiderata telefonata. Anni di lacrime e speranza, anni di false illusioni e grandi delusioni.

I Paesi esteri funzionano diversamente dall’Italia e tante volte mi sono arrabbiata perché non comprendevo, o non volevo comprendere, come mai la mia vita fosse legata ad un timbro mai apposto da un Giudice distratto in qualche parte del mondo.

Ogni sei mesi il rinnovo dei mille documenti necessari scandiva la fine di un tempo vuoto per dare spazio all’attesa di qualcosa di nuovo che non arrivava.

Oramai l’attesa era la mia condizione, mi ci ero abituata, pensavo non sarebbe finita mai.

Non ricordo neanche quante volte ho fatto e rifatto tutta questa trafila burocratica, ma ricordo il volto di ogni addetto del Comune e della Prefettura che ormai, conoscendomi, ogni volta che tronavo con nuovi timbri di apporre, mi guardavano con aria avvilita.

Fino a quel giorno indimenticabile in cui il telefono squillò per annunciarci finalmente che era arrivato l’abbinamento.

Barbara