C’eravamo quasi, ma nessuno poteva dirci la data esatta..

 

Ancora non lo sapevamo, ma c’eravamo quasi! Eravamo a novembre.. i giorni passavano veloci. Dalle 8 del mattino fino alle 22 della sera, io stavo la con lei. Qualche sera la si passava in 3 e insieme aspettavamo con ansia il giorno del rientro definitivo a casa. Mancava poco.. e questo aumentava la nostra ansia e impazienza, tenute a bada da ormai quasi tre mesi.

Quegli ultimi giorni sono stati intensi.
Tutto era nelle mani di Alice. Per poter rientrare a casa lei doveva essere “indipendente”. Eh già !!

quasi

Direte: così piccola, indipendente? Ebbene sì…
Doveva prima di tutto dimostrare di riuscire a mangiare bene e in modo regolare dal biberon e , ovviamente, doveva superare a pieni voti tutti gli esami in programma!

Con il biberon ci abbiamo messo un bel po’.. per arrivare a fare 8 pasti completi ci abbiamo messo circa 2 settimane. È stato stressante, impossibile negarlo. Tra giorni alti e giorni bassi il mio umore saliva e scendeva di pari passo. A momenti è stato snervante, soprattutto all’inizio, quando ancora alternava il biberon al gavage. Ora che era più grande, iniziava a non sopportare più quel tubicino che dalla bocca finiva dritto nello stomaco.

Spesso si dimenava perché non lo voleva e credetemi se vi dico che non lo sopportavo più nemmeno io.. era davvero straziante vederla agitarsi in quel modo! Altra soluzione non c’era.. doveva mangiare, e se non riusciva con il biberon, l’unica alternativa era il gavage.

Con il passare dei giorni il biberon era sempre più il protagonista, fino al giorno dell’ en plain!
8 su 8!!! Non potete capire la soddisfazione!!
Un nuovo traguardo, che ci avrebbe portati dritti dritti verso casa!

C’era ancora da superare un altro ostacolo. Per avere l’ ok e rientrare a casa, Alice doveva superare una serie di esami, tra i quali c’era la risonanza. Dovevano controllare che il suo sviluppo celebrale fosse nella norma. Essendo nata così prematura , purtroppo, il rischio che ci potessero essere problemi celebrali era davvero alto.

Qualche giorno prima si presentarono in camera due dottoresse, le quali mi portano i documenti da firmare per il consenso alla visita. Dovevo firmare e accettare che qualsiasi cosa sarebbe potuta succedere a causa dell’anestesia totale, io ero l’unica responsabile.

Il gelo. Mi cadde addosso un macigno. Loro parlavano schiette e veloci e io non riuscivo a seguirle. Il tempo di dirmi tutto quello che sarebbe potuto accadere a causa dell’anestesia, una firma e via. Sparite!

Con loro c’era anche il medico tirocinante che seguiva tutti i bimbi del reparto.. un ragazzo d’oro! Lui vide il mio sguardo assente e dopo essere uscito con loro dalla stanza tornò indietro, mi vide piangere in preda al panico. Mi prese le mani e mi disse : “stia tranquilla..loro fanno solo il loro lavoro,anche se non condivido il modo in cui le hanno descritto il tutto. Se abbiamo deciso di far fare questo esame ad Alice è perché siamo certi che possa affrontarlo e superarlo! Sì fida di me?” – ” sì, assolutamente! Mi perdoni ma non mi aspettavo un approccio così freddo e distaccato. Mi hanno colta di sorpresa!”- e sorrisi.

Quel giorno, firmando quei fogli, ho capito quanto “peso” avessi sulle spalle.. ho realizzato che quello sarebbe stato solo l’inizio delle altre mille decisioni che avrei dovuto prendere per lei. Quindi, dopo aver deciso di non farla nascere prima di quando avrebbero voluto i dottori, ho di nuovo deciso per lei… Ed eravamo solo all’inizio della lunga serie di decisioni che prenderò da qui a quando sarà grande!
Che dire?! Noi abbiamo iniziato col botto ?

C’eravamo quasi…mancavano pochi giorni… Meno 2 giorni alla risonanza..