Eccolo qui, il momento più bello.

Nello scorso articolo non mi sono dilungata troppo sul tempo dell’attesa, volutamente.

Forse perché quegli anni mi sono pesati tanto emotivamente, ma ora che la mia bambina è con me li ho dimenticati, così come una mamma biologica con una gravidanza difficile poi dimentica tutto appena incontra lo sguardo del suo bambino.

La telefonata

Il giorno della telefonata di abbinamento invece non lo dimenticherò mai. Sono passati più di sei anni ma ricordo perfettamente dov’ero e come ero vestita.

Mi trovavo in un negozio del centro di Parma, la mia città, era febbraio e avevo freddo. Sento il telefono squillare e con la solita ansia da attesa lo cerco nella borsa per qualche secondo, abbastanza per iniziare a sudare.

Vedo il numero di telefono dell’Ente autorizzato che avevamo incaricato, mi avevano già chiamato centinaia di volte per dirmi di rifare i documenti e fino a che non ho risposto ero divisa fra la speranza e il timore.

Rispondo e…

Rispondo tremante, intanto che esco dal negozio correndo per il caldo e per la paura di perdere il segnale, riconosco subito la voce della ragazza che ci stava seguendo, non dico nulla, parla lei: “Barbara ho una bella notizia, abbiamo un abbinamento per voi, è una bambina, ha 3 anni”.

Non ho respirato per qualche attimo, ero incredula, stordita e felicissima. Non le ho neanche chiesto come si chiamava la bimba, in quel momento forse lo ritenevo un particolare superfluo. Lei c’era, aveva un volto, ci aspettava.

Per me non era più febbraio, era agosto, avevo caldo e vedevo il sole oltre le nuvole nebbiose della pianura padana.

Dopo ho iniziato a correre

Ho corso fino a casa con la testa già sull’aereo, ho chiamato mio marito, mia sorella e i miei genitori poi lo stesso pomeriggio io e mio marito ci siamo recati all’Ente che dista due ore di auto da qui.

In quel tragitto non abbiamo parlato, quasi temendo che un soffio avrebbe infranto il nostro sogno, quel sogno che stava finalmente per realizzarsi.

Giunti a destinazione ci siamo accomodati nell’ufficio in cui avevo versato tante lacrime ma che ora possedeva una luce differente, come differente era il nostro sguardo.

Sguardo fisso sul computer

Ricordo che mentre parlavo con la nostra assistente tenevo lo sguardo fisso sul computer sperando che apparisse una foto della MIA bambina.

Invece, pochi minuti dopo averci informato sull’istituto e i dettagli del viaggio e del visto da ottenere entro i sette giorni successivi, la ragazza si è girata verso il pc ed è partito un brevissimo video in cui si vedeva questa piccola bambina con un bel vestitino rosso pieno di fiocchi che mangiava una banana.

le lacrime

Ho pianto di nuovo in quell’ufficio ma le lacrime di quel giorno erano le più felici della mia vita.

Esattamente una settimana dopo eravamo sull’aereo della vita, in attesa di approdare nella terra che ci avrebbe reso genitori.

Quell’aereo era per me un’enorme cicogna che al contrario di quella canonica, portava nel suo sacco i genitori alla bimba.

 

 

Barbara Zallio

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