Di Nuovo un’ altra e possibile challenge?

Oggi siamo qui per parlarvi di un fatto terribile, di cui nessuno vorrebbe mai leggere,

ma che ci sembra doveroso sottolineare perchè accade e dobbiamo trovare un modo

per fermare tutto questo. Stiamo parlando del bambino di 11 anni che qualche giorno fa,

a Napoli, si è gettato dal balcone di casa sua. Perchè lo ha fatto?

 

Con il termine suicidio si indica l’atto con il quale una persona, deliberatamente

si procura la morte. Esso è il gesto autolesionistico più estremo, tipico di condizioni

di malessere psichico. Può essere determinato anche da cause o motivazioni strettamente

personali, ovvero eventi quali: particolari situazioni esistenziali sfavorevoli, gravi condizioni

economiche e sociali, abusi fisici e psichici, delusioni amorose, condizioni di salute o di non

accettazione del proprio corpo, mobbing familiare, derisioni, bullismo e cyberbullismo.

 

Peccato che stavolta è un undicenne ad aver scritto quel messaggio, prima di ammazzarsi.

Buttandosi dal balcone del suo appartamento a Napoli. Vogliamo sottolineare uno stato di

paura vissuto negli ultimi giorni che fa pensare alla conseguenza estrema di un

“challenge dell’orrore”, una di quelle sfide sul web in cui i partecipanti (di solito

minorenni suggestionabili) sono indotti a compiere e documentare atti di autolesionismo

che possono arrivare anche al suicidio.

 

Jonathan Galindo è un fenomeno molto conosciuto negli Usa, arrivato in Europa, prima

in Spagna e Germania e poi approdato in Italia. I ragazzi  che vengono contattati sono

solitamente molto giovani e gli viene proposto di affrontare una serie di prove che arrivano anche

all’autolesionismo. Una gara, fatta di “livelli” successivi, potrebbe essere la causa che ha spinto

il bambino a togliersi la vita. Il giovane ha lasciato ai genitori un biglietto di addio, in cui si

scusava, ma diceva loro che doveva andare a prendere “l’uomo con il cappuccio” .

Riflettiamo insieme

Purtroppo non è la prima “challenge” di questo tipo a cui assistiamo, passiamo da “blue whale”

di qualche anno fa ad uno pseudo Nightmare. Ormai ragazzi sempre più giovani sono istigati dal web

a prendere parte ad azioni di cui non si rendono pienamente conto, nonostante gli interventi di

prevenzione e informazione che vengono applicati nelle scuole.

Cosa secondo voi potremmo fare attivamente per fermare queste challenge?