Piccola Ginny, quattro anni fa, proprio in questi giorni, sono andata nello studio del nostro avvocato.
Quattro anni fa ero in quello studio.
Lo studio in cui ho rivisto tuo papà per la prima volta dopo tanta delusione e tanto tempo senza avere contatti con lui.
Quel giorno di quattro anni fa avevo il cuore in gola e una fortissima ansia.
Avevo mille motivi per avere paura e nella testa mi frullavano dubbi e tantissime domande. Ma una sola certezza, il mio scopo era farti stare bene e dimostrarti che nulla è impossibile se lo si vuole davvero.
Non ti nego che questo confronto con lui mi trovava impreparata ma anche tanto arrabbiata e nervosa nei suoi confronti.
Sono entrata spaventata nello studio e come prima cosa mi sono accesa una sigaretta , guardando fuori dalla finestra ho visto la sua macchina entrare nel parcheggio.
Il respiro diventava affannato e le gambe tremavano.
Sento suonare il citofono ed è proprio lui che in pochi secondi sale e si siede di fronte a me che rimango impietrita ed in silenzio.
Sistemiamo le questioni burocratiche e riesco a esprimere solo una piccola frase:
“Se davvero vuoi entrare nella vita di Ginevra l’unica cosa che ti chiedo è di farlo seriamente ma soprattutto senza farla soffrire.”
Lui con il suo modo di fare da orso mi ha chiesto subito di mostrargli una tua foto.
Siamo usciti insieme abbiamo parlato degli accordi raggiunti ma soprattutto di come poterti vederlo e finalmente conoscerlo.
Sono tornata a casa come dopo un lungo e sofferto viaggio quando finalmente si percepisce di avere vinto, di essere arrivati esattamente dove volevamo.
Ti ho abbracciato stretta a me e ricordo che quella sera sei stata un angioletto più del solito come se dentro di te percepissi che qualcosa stava cambiando.
Stava cominciando una nuova vita per noi.
Ero riuscita dopo tanti sacrifici a darti ciò che meritavi… il tuo papà.