Abbiamo visto nell’articolo scorso come attraverso le tabelle dei percentili del BMI si possa valutare lo stato nutrizionale anche dei più piccoli. Questa informazione si rivela particolarmente utile nell’aiutarci ad individuare precocemente il loro stato nutrizionale e di intervenire in caso di sovrappeso o obesità.

L’Obesità non è infatti solo una condizione patologica tipica dell’adulto.

Negli ultimi 30 anni abbiamo assistito ad un sempre maggior  incremento di questa condizione anche nel bambino. In Italia addirittura 1 bimbo su 4 è obeso.

E’ importante sottolineare come questo sia un importante fattore predisponente per l’obesità in età adulta. Il 50% di bambini obesi infatti resteranno obesi anche da adulti se non si interviene in modo corretto sulla loro condizione.

Ma qual é il motivo dell’incremento sempre maggiore di obesità infantile? Quali sono le conseguenze? Come fare per prevenirla? A queste domande cercherò di rispondere in questo e nei prossimi articoli, cercando di darvi qualche utile spunto di riflessione.

Quali sono le cause dell’obesità infantile?

L’incremento importante di obesità infantile negli ultimi anni è dovuto ad una serie di fattori concomitanti che hanno portato ad un’enorme differenza dello stile di vita generale rispetto al passato.

Il cambiamento delle abitudini comportamentali e alimentari degli ultimi anni infatti coinvolge non solo gli adulti, ma anche i bambini, che spesso ne subiscono il riflesso, con la differenza che lo sviluppo precoce di obesità nel bambino di oggi determinerà conseguenze più severe per la salute dell’adulto che sarà domani.

Ma perché i bambini di OGGI presentano una maggior incidenza di obesità rispetto al passato?

La motivazione è molto semplice:

I BAMBINI DI OGGI MANGIANO MOLTO DI PIÙ DI QUANTO CONSUMANO, PERCHÈ SI MUOVONO DI MENO 

Cosa vuol dire esattamente “MANGIARE DI PIÙ”?

“MANGIARE DI PIÙ” si riferisce ad un’alimentazione disequilibrata sia in termini di QUANTITÀ sia in termini di QUALITÀ. Vediamo insieme perché:

Occhio alle porzioni: 

Spesso la causa principale della “sovra-nutrizione” nei bambini siamo noi adulti, che con una serie di comportamenti tendiamo ad esagerare con le quantità di cibo offerto ai nostri bambini. Come?

  • Preparando loro porzioni troppo abbondanti rispetto al loro effettivo fabbisogno
  • Assecondando le loro richieste frequenti di cibo palatabile ma ad alta densità calorica (dolci, biscotti, patatine, ecc.)
  • Offrendo loro continuamente cibo ad ogni occasione con motivazioni che esulano da quelle strettamente nutrizionali, ad esempio come distrazione o come premio o ricompensa positiva per un loro successo raggiunto.
  • Sovrastimando il fabbisogno energetico in relazione all’attività fisica praticata e quindi fornendo ad esempio una merenda a densità calorica molto maggiore rispetto all’effettivo dispendio energetico

Tutti questi comportamenti portano molto spesso i bimbi a non distinguere più il senso di fame o sazietà ma ad assumere cibo con modalità e quantità che esulano dallo scopo puramente nutrizionale.

Occhio ai cibi ad alta densità calorica ma dallo scarso potere saziante:

Negli ultimi anni, complice uno stile di vita sempre più frenetico, abbiamo assistito ad un incremento sempre maggiore di cibi ad alta densità calorica, quali ad esempio snack ipercalorici, merendine confezionate, cibi “take away”, cibi da “fast food” e “junk food” o cibi precotti, sicuramente più pratici e più veloci da preparare.  Tali cibi  presentano appunto un elevato valore calorico ma uno scarso valore nutrizionale, contenendo per lo più grassi di cattiva qualità o zuccheri semplici, il cui abuso porta  da un lato ad un introito energetico molto maggiore rispetto al fabbisogno, e dall’altro ad uno squilibrio nutrizionale nei confronti di micronutrienti essenziali contenuti in altre tipologie di alimenti, quali ad esempio le verdure, la frutta o i legumi. Vanno considerati inoltre due fattori importanti:

  • Per la composizione nutrizionale di tali cibi, spesso questi hanno un potere saziante scarso e di breve durata.
  • Tali cibi sono spesso  ricchi di zuccheri semplici o comunque ad elevata palatabilità.

Entrambi questi fattori portano ad una loro assunzione in dosi eccessive sia per “fame” che per “voglia”.

Per farvi alcuni esempi: quante volte è capitato a voi o ai vostri bimbi di mangiare una merendina piccola e ricca di zuccheri e che una volta finita ve ne chiedessero ancora?

Occhio agli “zuccheri nascosti”

Un’ altra abitudine comune che ha preso piede negli ultimi anni è l’eccessivo consumo di bevande zuccherate quali succhi di frutta e bevande gassate dolciastre.  Spesso tali bevande vengono date  ai bambini al posto dell’acqua.

Attenzione quindi: seppur si tratti di “bevande”, il loro contenuto di  zuccheri semplici che inevitabilmente si traducono in calorie, ossia in fonti di energia che si sommano a quelle introdotti durante i vari pasti della giornata.

Gli zuccheri semplici  in esse contenuti,  innescano inoltre un meccanismo tale per cui una volta finite il bimbo ve ne chiederà ancora:

  • Sia per l’instaurarsi di una “dipendenza da zuccheri”
  • Sia perché nonostante la soddisfazione iniziale di soddisfacimento della sete, il contenuto di zuccheri di queste bevande porta per un meccanismo osmotico ad un perpetuarsi della sensazione di sete che porta a berne ancora se a disposizione ed in quanto più palatabili dell’acqua.

Occhio all’eccessivo consumo di cibi animali (carne, pesce, latticini, uova) a discapito dei vegetali

In questi ultimi anni rispetto ai tempi passati, si è assistito ad una progressiva modificazione dell’alimentazione tipica della dieta mediterranea, che si fondava su:

  • Un cospicuo consumo quotidiano di frutta (3-4 porzioni), vegetali (2-3 porzioni), cereali (prevalentemente integrali) e legumi
  • Uso esclusivo di olio d’oliva o altri oli vegetali come condimento
  • Consumo saltuario di carni e moderato di pesce
  • Consumo moderato di vino (1-2 bicchieri/dì)
  • Assunzione quotidiana di latte e latticini

Attualmente si è passati da un’alimentazione prevalentemente vegetale ad un’ aumento eccessivo del consumo alimenti di origine animale (carne di manzo, maiale e pollo, pesce, uova, latte e derivati, abbondanza di condimenti di origine animale quali burro o strutto).

L’aumentato ed eccessivo consumo di grassi e proteine animali è arrivato a coinvolgere anche i bambini che spesso si ritrovano a consumare anche 3-4 porzioni di carne a settimana, a discapito ad esempio dei legumi, che pure sono fonti importanti di proteine e che non andrebbero trascurati.

Cosa vuol dire esattamente “MUOVERSI DI MENO”?

Rispetto al passato, i bimbi di oggi si muovono di meno: ciò vuol dire che passano meno tempo a svolgere “attività fisica” ovvero movimento libero. Ma cosa si intende esattamente?

Per “attività fisica” si intende soprattutto l’attività spontanea, ovvero il gioco e il tempo passato all’aria aperta, che rappresenta l’arma principale per combattere la sedentarietà diffusa.

Non confondere  “l’attività fisica” con “l’attività sportiva organizzata”

L’attività fisica organizzata e limitata nel tempo, ossia l’attività sportiva propriamente detta (Es: l’allenamento di calcio o il corso di nuoto 1-2 volte a settimana) non è sufficiente a contrastare l’aumentata sedentarietà dei bambini.

I bimbi di oggi, infatti, passano mediamente molto più tempo “fermi”, a scuola e a casa, perché sono aumentate le occasioni di “gioco sedentario” quali tv, tablet, computer, play station e videogiochi di vario genere rispetto a quelli più dinamici. Per farvi un’idea, in una giornata media, un bambino passa 6-8 ore seduto sui banchi di scuola, poi magari torna a casa, fa merenda e si mette a guardare la tv, successivamente inizia a fare i compiti. Si può capire bene che il “movimento” fatto è molto irrisorio.

Ciò che serve ai bambini, è invece un movimento quotidiano di almeno 60 minuti al giorno, consigliato dalla Società italiana di pediatria, inteso come attività di gioco all’aria aperta (gioco libero al parco, passeggiate, bicicletta).  A questa va poi AGGIUNTA l’attività sportiva organizzata.

È quindi importante NON SOVRASTIMARE l’attività sportiva nei bambini pensando che sia sufficiente, ma occorre trovare il maggior numero possibile di occasioni per farli muovere (portarli al parco, gite all’aperto, passeggiate nel week end) perché è la quotidianità e non l’evento occasionale a fare la differenza

Conclusioni:

Una “cattiva alimentazione”, magari a volte inconsapevole, e uno “stile di vita  sedentario” sono quindi la base dello sviluppo di obesità nell’età infantile. In questo articolo ho cercato di illustrarvi alcune abitudini e comportamenti singoli e di tutta la famiglia che possono in maniera inconsapevole contribuire allo sviluppo di questa condizione, cercando di darvi qualche importante spunto di riflessione da cui partire. Non sono questi però gli unici fattori responsabili. Nei prossimi articoli vedremo meglio altri fattori predisponenti e vi darò qualche consiglio su come prevenirla. A presto