Un altro Natale era trascorso, il regalo tanto desiderato e atteso, non era arrivato.

Il desiderio di una bambina di 4 anni, era quello di ricevere una bicicletta, richiesta che andavo facendo da oltre un anno.

Vi lascio immaginare la delusione e la rabbia che ho provato. Ho pianto per un giorno intero, mi sono chiusa nel mio mondo, nel mio silenzio.

Tutti i bambini che abitavano nei dintorni, passavano le loro giornate all’aria aperta, scorrazzando con le loro biciclette, qualcuno si azzuffava pure reputando la sua due ruote la più bella fra tutte.

Ero gelosa e invidiosa li osservavo dalla finestra e gli occhi mi si inumidivano. Non uscivo a giocare perchè tutti avevano la bicicletta e io no, ero l’unica sfigata senza.

Perchè non potevo avere una mia bicicletta? perchè avevo dei genitori così cattivi da non potermi accontentare? non ero una bambina che chiedeva molto, ero già conscia dei limiti che avevamo e delle scarsissime possibilità.

In casa parlavo poco, la delusione era troppa, anche mio padre era divenuto taciturno. Il più delle volte passava le sue giornate nella casetta degli attrezzi che avevamo in cortile. Là avevamo anche un recinto con qualche gallina, e un paio di conigli.

L’andirivieni di mio padre nella casetta degli attrezzi era divenuto sempre più frequente, passava parecchio tempo là dentro.

Una mattina lo volevo accompagnare, ma in quel frangente mi ha detto di no. Non potevo vedere quello che stava facendo, era un lavoro molto importante e complicato e doveva concentrarsi.

Ci rimasi malissimo, io che trascorrevo il mio tempo praticamente sempre con lui.

Andavo a trovare gli animali per darli da mangiare, ma non potevo oltrepassare quella porta dove lui lavorava.

Dopo un mese buono, Miky (mio padre) mi ha invitato andare con lui nella casetta, con mio grande stupore e nello stesso tempo tanta gioia.

Mi disse: ” Dammi la mano e chiudi gli occhi, c’è una sorpresa per te”!

Entrata nella stanza, sentivo un forte odore di vernice.

Allungando le mani ho toccato qualcosa di grosso, di freddo, proseguendo una manopola, poi una ruota.

Aperti finalmente gli occhi, vidi dinnanzi a me una bicicletta stupenda.

Mio padre, in tutto quel tempo, chiuso lì dentro, mi aveva costruito una bicicletta.

La cosa che desideravo più in assoluto!

Era stupenda, bianca e blu, un campanello abbastanza rumoreggiante. Si vedeva che era un insieme di pezzi differenti messi insieme al meglio, ma era la mia bicicletta, fatta con le mani di mio padre.

Lo ricordo come uno dei giorni più belli della mia vita.  Il mio papà, il mio “Ero” mi aveva fatto il regalo tanto atteso.

Da quel giorno facevo altro che scorrazzare con tutti gli altri bambini del vicinato ed ero una bambina felicissima solo perchè avevo una bicicletta e non potevo desiderare di più.