LA GIOIA DOPO LA SENTENZA

Subito dopo la Sentenza, sudati e felici ci siamo recati all’Istituto perché avevamo l’irresistibile desiderio di abbracciare la nostra bambina.

Nostra anche per la legge!

Il Direttore della casa dei bambini ci aspettava sorridente. Il sorriso più bello è stato quello di mia figlia quando ci ha visti arrivare eleganti ed esausti.

Sembrava che sentisse che tutte le tensioni erano sparite ed è corsa fra le nostre braccia affidandosi totalmente a noi.

Sarebbero dovuti trascorrere altri giorni prima di poter varcare quel cancello insieme a lei.

Due settimane per il passaggio in giudicato della Sentenza e altrettanti giorni per poter redigere i documenti della bambina.

Saremmo potuti tornare in Italia nell’attesa, ma noi abbiamo preferito rimanere tutto il mese in Russia perché ci era stato accordato di andare a trovare ogni giorno la bimba e lo ritenevamo tempo prezioso per iniziare a costruire il nostro rapporto.

 

UN MESE BELLISSIMO

Effettivamente è stato un mese stupendo, senza più l’ansia del Giudice, dei documenti, la paura di non farcela, tutto era alle spalle.

Ora lei era nostra e potevamo concentrarci solo su questo ed è stato meraviglioso.

Ogni giorno mi svegliavo cantando, non ero mai stanca, ero semplicemente felice.

Avevamo un orario fisso per andare a trovare la bambina perché ovviamente dovevamo rispettare i suoi orari di riposo e dei pasti. Attendevo ogni giorno quel momento col cuore in gola.

Prima di andare da lei passavamo da un centro commerciale dove c’era un grande negozio di giochi e compravamo bolle di sapone e palloncini, giochi semplici ma per lei una novità assoluta.

I giorni passavano e ogni sera la salutavamo con la promessa che da lì a qualche giorno saremmo usciti insieme a lei da quella casa per sempre.

Non so se comprendeva la grandezza di questo evento, non so quante volte fosse realmente uscita da quel posto, ma sembrava felice.

 

SI ESCE

Finalmente arriva il giorno in cui una telefonata ci comunica che i la Sentenza è diventata definitiva e che i documenti sono pronti. Potevamo portarla via, via con noi.

Quel pomeriggio è stato il più bello di tutta la mia vita. Lei ci aspettava, forse le avevano detto qualcosa.

Quando l’ho presa in braccio e le ho sussurrato “andiamo a casa” lei mi ha stretto forte forte e con il suo sorriso mi ha urlato “siiiiiiiii”.

Uscire con lei in braccio da quel cancello che tante volte avevamo attraversato sempre da soli è stato per noi il simbolo del passaggio da una vita all’altra, dal prima al dopo di lei.

Non si è mai voltata indietro, non ha mai pianto, era troppo presa dalla voglia di scoprire il mondo, guardava avanti.

Avevamo addobbato la stanza del residence con tanti palloncini colorati e tanti giochi e quando è entrata è impazzita di gioia.

Dopo qualche giorno abbiamo finalmente preso l’areo tutti e tre assieme e l’atterraggio in Italia, con l’arrivo a casa ha dato finalmente forma alla nostra vita.

Dopo tanti anni, attese, telefonate, attese, documenti, attese, voli, eravamo a casa con nostra figlia.

Tutto il tempo precedentemente vissuto aveva un senso, lei.

 

Barbara Zallio