Quel fatidico giorno

Le giornate erano alternate da momenti pieni di spensieratezza, finalmente scorrazzavo in cortile con la mia splendida bicicletta urlando con tutti gli altri bambini. Poi arrivavano quelle giornate da dimenticare.

I litigi tra i miei genitori erano ormai all’ordine del giorno, mia madre spariva e appariva.

Nell’ultimo periodo l’aria in casa era diventata irrespirabile, mio padre era sempre più nervoso e scattava con nulla.

 

Non ricordo come siamo arrivati a “quel fatidico giorno”, la mia testa probabilmente ha voluto rimuovere quell’evento traumatico.

Mia madre e mio padre mi portarono in un ufficio, da lì siamo saliti su un pulmino per essere accompagnati in una grande casa, con un bel parco pieno di giochi.

Una donna elegante, distinta ci ha accolti, ci ha fatto accomodare in uno stanzone freddo e piuttosto buio. Credo che fosse la responsabile della casa.

Mi sono stati dati dei giochi con cui occupare il tempo, mentre gli adulti si erano spostati per parlare, in un ufficio e la porta della stanza in cui stavo era stata chiusa.

Hanno parlato a lungo, troppo a lungo.

A un certo punto stanca di giocare, ho deciso di tornare dal mio papa e dalla mia mamma, ma quando ho provato aprire la porta, ho costatato che questa era stata chiusa a chiave.

Immediatamente sono scoppiata a piangere e ho iniziato a battere i pugni sulla porta, ma nessuno venne ad aprirla. Dall’altra parte udivo la voce dei miei genitori che parlavano, sentivo mio padre a tratti urlare e mia madre piangere.

Pur di cercar di capire cosa stesse succedendo mi coricai per terra cercando di vedere la mia famiglia ma nulla, scorgevo solo le ombre delle loro scarpe. A un certo punto le loro voci si fecero sempre più basse e le ombre delle loro scarpe sparirono.

 

La porta finalmente fu aperta, ma nessuna traccia dei miei genitori, dinanzi a me solo la donna che ci aveva accolto all’ingresso.

Dove sono il mio papà e la mia mamma?

La signora mi ha parlato, mi ha detto una serie di cose ma la mia testa, quella di una bambina di 4 anni cercava solo i suoi genitori e questi non c’erano più.

Perché mi avevano lasciata lì?

Nemmeno una spiegazione, perché?

Mille perché?

Non un saluto, non un abbraccio ero lì sola e mi sentivo abbandonata.

Quel fatidico giorno!

 

È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito.
(Antoine de Saint-Exupéry)

 

Caterina