L’importanza del contatto per il bambino è un tema sempre molto discusso, perché si tende a puntare il dito quando è “troppo”, ma anche quando è molto poco. Studi recenti hanno dimostrato che il bisogno di contatto è un bisogno primario, al pari di fame, sete e necessità di riconoscimento da parte dell’adulto.

Per questo motivo, si è visto quanto sia importante che questo bisogno venga soddisfatto. Questa necessità passa da molti modi: allattamento, babywearing, co-sleeping sono solo alcuni dei modi per assecondare questa esigenza. Analizziamoli insieme.

Allattamento e contatto

L’allattamento, (che sia al seno, al biberon, con il DAS, con bicchierino o altro) è un momento di grande intimità e prossimità. La madre, o chi accudisce il bambino, tiene il piccolo appoggiato sul proprio corpo nel momento in cui lo alimenta. Questo è un molto importante, perché la posizione più usata per allattare permette a adulto e bambino di avere un contatto visivo diretto con il bambino, con uno scambio di sguardi che favorisce il bonding e l’attaccamento. Si ricrea così una sorta di “bolla” in cui la diade si protegge e ripara da sguardi esterni, concentrandosi l’un l’altro.

Babywearing, strumento per favorire il contatto

Uno strumento rivalutato negli ultimi decenni è quello del babywearing. Fasce, marsupi, ring, meitai, ecc offrono una modalità di trasporto dei piccoli che favorisce e soddisfa il loro bisogno di contatto. Allo stesso tempo permette all’adulto di avere le mani libere per occuparsi del resto, come la cura di altri fratelli, le faccende domestiche ecc. Ad ogni il mercato offre davvero infiniti tipi di supporto di materiali, dimensioni, funzionalità diverse e con budget per tutte le tasche.

Il babywearing inoltre favorisce lo sviluppo del bambino poiché permette al piccolo di filtrare gli stimoli esterni, spesso troppo intensi per il suo sviluppo in divenire. Favorisce poi anche la parte muscolare, poiché la posizione ” a M” delle gambe e la cifosi naturale della schiena, aiutano uno sviluppo globale armonico.

Co-sleeping

Quando parliamo di co-sleeping comprendiamo varie modalità di accudimento durante il sonno. Questo infatti è un momento molto delicato, perché i bambini devono imparare ad abbandonarsi all’ignoto. Inoltre, i bambini piccoli, hanno una fisiologia del sonno diversa da quella degli adulti e faticano ad agganciare una fase di sonno con l’altra. Spesso infatti richiedono il contatto o la presenza di un adulto, per riuscire a riaddormentarsi serenamente.

Questa modalità è data da un istinto di sopravvivenza: il buio, il silenzio, fanno pensare al bambino di essere in pericolo e quindi richiede un momento di rassicurazione che passa, soprattutto i primi anni, necessariamente dal contatto.

Questo può essere dato in vari modi: canzoncine, coccole, carezze sono sempre molto apprezzate! Ma, per favorire un benessere di tutti, esistono i famosi Side-bed, i lettini che possono essere attaccati al letto dei genitori per favorire questo bisogno di prossimità in sicurezza.

Apro una parentesi, ricordando che è importantissimo fare co-sleeping in sicurezza! Esistono corsi apposta dove vengono spiegate le modalità per un sonno sicuro, anche a seconda dell’età dei piccoli. Per esempio, sono sconsigliati paracolpi e oggetti di qualsiasi tipo nel lettino, per il rischio soffocamento.

E’consigliato inoltre, tenere i bimbi nella stanza dei genitori fino all’anno di età, per diminuire il rischio di SIDS. Favorire l’allattamento al seno o, eventualmente in caso di allattamento artificiale, utilizzare il ciuccio. è la suzione infatti che diminuisce il rischio di SIDS, non il ciuccio in sè.

“Troppo” contatto?

Si arriva a un momento in cui il contatto è troppo? No!

Il consiglio è sempre quello di trovare un equilibrio che favorisce il benessere di tutti, di giorno e di notte. Fondamentale però è tenere a mente che il contatto per un bambino quella necessità di sentirci accanto, con presenza e pazienza, perché il loro sistema nervoso non è ancora maturo per accettare la distanza.

Ricordiamoci sempre che sono stati 9 mesi contenuti, cullati dal liquido amniotico, protetti… perché, una volta nati, pretendiamo che siano già indipendenti?

I vostri bimbi come sono? Che strategie avete adottato?

Se volete un confronto mi trovare alla mail valentinaeducatricedoula@gmail.com  

Sito: www.valentinaeducatricedoula.it