L’istituto in cui ero stata inserita era abbastanza grande, luminoso pieno di giochi e tanti bambini ma io ero sola.

La responsabile e il personale erano cordiali.

Le giornate erano tutte uguali, finita colazione, essendo io piccola, giocavo.

Io volevo il mio papà e la mia mamma.

Non ricordo quanto tempo sia passato prima che li rivedessi. Nuovamente chiusi dentro una stanca, controllati da un’altra persona e con un tempo limitato di visita.

E’ stato bellissimo rivederli dopo tanto tempo ma ancora più straziante vederli andare via ancora una volta ed io dover restare lì.

Piano piano ha iniziato a spegnermi, nulla aveva più senso.

Io volevo la mia famiglia, casa mia, pur piccola che fosse, volevo la mia bicicletta con cui scorrazzare nei prati con i miei veri amici, ma tutto ciò non c’era più.

Ho un vaghissimo ricordo di una ragazza, sarà stata l’educatrice dell’istituto, le stavo particolarmente simpatica e appena poteva passava un po’ di tempo con me.

Mi portava delle caramelle, a volte mi faceva far un giro nel giardino dell’istituto, ma anche lei dopo un po’ se ne andava e io restavo sola, e ripiombava la desolazione e la solitudine nel mio cuore.

Avevo fatto amicizia con una bambina, avrà avuto 4 o 5 anni come me, non ricordo di preciso, con lei ho trovato un periodo di spensieratezza, il sorriso era tornato finalmente sulle mie labbra. Trascorrevamo le nostre giornate insieme a giocare, inventarci la nostra splendida famiglia dove tutti eravamo felici e insieme.

Ma anche lei un giorno se ne andò e non la rividi mai più e io restai ancora una volta sola.