E dopo aver condiviso quanto si possa star male in gravidanza e quanto alle volte i sintomi possano essere davvero debilitanti, alcune delle prossime righe sono invece dedicate alla parte più dolce e leggera. Ma era doveroso raccontare anche quel lato della gravidanza. È vero, alcune donne stanno benissimo, ma la maggioranza ha forti dolori e malesseri e questo va raccontato. Altrimenti si rischia di passare un messaggio poco realistico di questo percorso a volte difficile, ma non per questo meno meraviglioso.

E come da manuale, finito il primo trimestre, le nausee: sparite di colpo. L’irritabilità? gestibile. E finalmente mi ritorna la solita energia.  È stato come rinascere e per chi ha passato i primi mesi a vomitare, sa che cosa vuol dire. Arriva anche il momento di dirlo ai miei colleghi di lavoro e cogliamo la palla al balzo una mattina in cui mio marito sarebbe dovuto passare nel mio ufficio. Dato che conosce bene i miei colleghi, dirlo insieme sarebbe stato ancor più entusiasmante. Abbiamo comprato dolci a non finire e a metà mattinata abbiamo fatto un rinfresco e niente…lo abbiamo detto! È stata una gioia, è stato liberatorio, è stato leggero, esattamente quello di cui avevamo bisogno. Nel giro di pochissimo tempo troviamo la persona giusta per sostituirmi al lavoro e nel giro di altrettanto poco tempo le passo quasi tutto ciò che deve sapere per portare avanti l’attività al mio posto. Ma di andare in maternità ancora non è tempo, le cose da fare sono tante e finché posso, porto con entusiasmo il mio contributo. Ho lavorato fino a dieci giorni prima di partorire, non sapendo ovviamente di dover partorire da lì a brevissimo, visto che la data presunta parto era prevista per il 10 di ottobre. Ma andiamo per ordine.

Questi mesi centrali della gravidanza sono stati i mesi più belli, per vari motivi, non solo perché fisicamente stavo meglio, ma anche perché mi sono dedicata, come intimamente desideravo, alla preparazione del mio parto. Come? Leggendo tanto, tantissimo. Mi informo, googlo tutto ciò che mi incuriosisce, che desidero sapere e poi parlo con altre mamme. E vogliamo sapere di che filone mi riscopro? Ecco a voi la mamma tutta al naturale, fatta e finita. Presente! Vi dico solo che se avessi potuto, avrei partorito in casa…eh già. Ma scarto questa idea solo per non giocarmi il marito, perché se fosse stato per me, ci avrei provato. Giuro. Ed eccovi la mia visione del parto: ok vada per l’ospedale, ma non un ospedale qualunque, datemi il rooming-in h24, il camplaggio ritardato del cordone ombelicale, l’allattamento al seno no aggiunte, il contatto fin da subito, per non parlare del piano del parto. Si doveva fare come dicevo io. Trovo finalmente due ostetriche che hanno la mia stessa visione e vi assicuro che in giro c’è di tutto, per cui, per me è stato amore a prima vista. Qualunque cosa loro dicessero corrispondeva ai miei valori e con loro mi sentivo al sicuro. E niente, ero davvero grata di poter scegliere come partorire.

Ma la vita si sa, è gentile. Nulla e dico nulla di ciò che è accaduto del mio parto e del post parto è andato secondo i miei piani. Nulla. L’ho già detto? Nulla. Ed è bellissimo per me ripercorrere tutto quello che avevo nella testa e nel cuore in quel periodo, perché non faccio altro che comprendere meglio che cosa è davvero importante e soprattutto, che cosa rende una mamma degna di essere chiamata tale. Ecco, lo dico! Nessuna, nessuna delle cose che ho appena elencato sopra rendono una mamma più o meno degna. E se lo credete e vi identificate in una cosa piuttosto che in un’altra, come d’altronde è successo a me, è normale. Ma non ci sono mamme di seria A o di serie B. Perché l’unica cosa che conta, è l’amore. E amore è fare del proprio meglio, non essere perfette. Eppure io mi sono rimproverata  per tantissimo tempo di non aver messo alla luce mia figlia nel modo che tanto desideravo. Ma ripeto, la vita è gentile e attraverso questo enorme dolore mi ha insegnato la cosa più importante: l’OK ce lo possiamo dare solo noi e nessun altro. Solo noi possiamo perdonarci, solo noi possiamo amarci, solo noi possiamo imparare, migliorare da ciò che ci accade. E possiamo, nonostante tutto. Io ci ho messo parecchio ad accettare la mia storia, ma è stato solo non scappando da essa, ma al contrario, immergendomi totalmente in essa, cercando di comprendere che questa esperienza era per me e che racchiudeva un insegnamento speciale, che ho potuto venirne fuori. E non finirò mai di ringraziare mia figlia, per il modo in cui è venuta al mondo. Ma ora, non voglio bruciare le tappe e correre troppo in là. Tornerò su questo argomento più avanti perché è il cuore del mio racconto. Ora è tempo di tornare alla mia gravidanza e al trimestre centrale, che mai e poi mai avrei immaginato potesse coincidere con il mio ultimo trimestre. Andiamo avanti.

Proprio per tutta la mia voglia di fare tutto in modo più naturale possibile ho fatto tanta tanta fatica a fare l’amniocentesi. Non l’avrei mai fatta per il mio bambino, ma essendo la mia gravidanza partita come gravidanza gemellare, il test prenatale non invasivo non sarebbe mai stato attendibile. Ho fatto tesoro di tutta la meditazione e il rilassamento di cui sono capace, ricevendo anche il commento del medico: “Complimenti signora, pancia morbidissima”. Ti credo! Ho trascorso 40 min in sala d’aspetto a meditare. La settimana successiva invece a letto ferma, immobile, per paura succedesse qualcosa, ma alla fine è andato tutto bene. Tra l’altro erano secoli che non mi fermavo così, in una settimana qualunque dell’anno. Da anni lavoravo dalla mattina alla sera fermandomi solo nei periodi standard. E in quei giorni riscopro l’amore del prendermi cura di me, come mai prima d’ora: meditazione ogni mattina, yoga due volte a settimana, cibo sano preparato sia a pranzo che cena (al lavoro spesso mangiavo un panino al volo), passeggiate, letture, incontri di piacere e un lavoro che stavo mettendo in mani sicure al mio sostituto. Insomma ho dei ricordi bellissimi di quel periodo.

Nel frattempo le mie visite ginecologiche continuano. Ah, non vi ho detto che settimane prima decido di cambiare ginecologo. Mio marito, dopo la perdita del gemellino, decide di farmi fare un controllo ulteriore da un altro professionista, suo conoscente. Per me non cambiava molto anche perché nessun ginecologo, nemmeno la ginecologa chiacchierona tanto simpatica delle visite precedenti, era veramente il “mio” medico. La mia ginecologa, quella che mi conosce da sempre, si trova in Svizzera, ma vivendo ormai in Italia mi ero decisa a trovarne una vicino casa. Decisamente più comoda. Pertanto passo a questo nuovo ginecologo senza pensarci troppo, ma certa di una cosa: qui non dovevo fare le file di due ore per farmi visitare e già questo mi sembrava un validissimo motivo per cambiare.

“Ragazzi, al 70% è femmina” afferma il ginecologo nuovo durante un controllo. E mio marito: “Lo sapevo. Le femmine sono le più forti”. Chissà…sta di fatto che l’esito dell’amnio ce lo conferma pienamente. Aspettiamo una bambinaaaaaaa!!! Mi sento così grata, così fortunata. Devo ammettere che non avevo preferenze e che non avevo la minima idea di cosa aspettarmi…eppure l’idea di aspettare una bimba mi ha fatto entrare immediatamente nel ruolo, non so perché, ma da subito mi sono sentita la sua mamma. E da lì in poi scatta il totonome.  Senonché tra le mie varie letture scopro che, se la mamma si fosse messa semplicemente in ascolto, il suo bambino le avrebbe rivelato il nome. E allora da lì in avanti non faccio altro che attendere qualche segnale, un sogno, un segno…qualcosa insomma…ahahahaa per darle il nome giusto. Lo so. So che può essere un’idea un po’ bizzarra, ma la prima gravidanza estremizzi tutto, complici gli ormoni, ma io ci credevo. E ascolto sia! Vi dico solo che al 30 di luglio, il giorno del mio ricovero d’urgenza, ancora il nome non era pronto.

A maggio vado in Svizzera per un evento formativo che si tiene proprio vicino casa dei miei genitori. E in quei giorni non faccio altro che rilassarmi, stare con i miei cari, mangiare di gusto e divertirmi. Al rientro avevo la mia visita ginecologica di routine e nel pesarmi scopro di aver preso due kili e mezzo. Caspita, dall’ultima visita fatta appena 3 settimane prima, mica male! Al che mio marito: “Sarà stata l’aria di casa”. Sarà. Ma io stavo mangiando allo stesso modo e fino ad allora stavo prendendo il mio kiletto al mese a dir tanto. E badate bene, non era assolutamente un discorso di kili, non mi poteva proprio interessare ve lo assicuro. Semplicemente il primo mese e mezzo non ho messo su praticamente nulla perché vomitavo e basta e da lì in poi 1 kilo, ogni mese. Improvvisamente, due kili e mezzo nel giro di qualche settimana soltanto. Bhe, ho pensato che avevamo recuperato i primi mesi:)

“Bene dai, significa che la mia bimba sta crescendo” dico al dottore sorridendo.

“A dire il vero è un po’ piccolina, ma a me interessa il trend di crescita. Ci rivediamo tra due settimane, giusto per precauzione” mi risponde lui tranquillo.

Per cui, se lui è tranquillo, lo siamo pure noi. Nel frattempo io continuo la mia vita e in quel mese mi iscrivo anche ad un corso di acquaticità per prepararmi al meglio al parto e poi per conoscere altre mamme. La prima lezione la salto, mi alzo con un tremendo mal di testa ed è impensabile muovermi. La seconda lezione mi presento dall’insegnante con i piedi gonfissimi: “cosa mi consigli di fare?” E giù camminate in acqua per le mie caviglie ed i miei piedi. Stessa cosa con l’insegnante di yoga durante le sue lezioni. Si prende cura di me, mi fa fare esercizi specifici tutte le volte che mi presento a lezione con le gambe e i piedi gonfi. Da fine giugno in poi mettermi le scarpe diventa un’impresa. Menomale che con il caldo potevo utilizzare scarpe aperte senza problemi. Siamo in estate, sono incinta e che vuoi che sia…è normale che non mi entrino più le scarpe, pensavo. Anche se alcune volte, contando i mesi che mi separavano dal parto (tre e mezzo) pensavo: “sono già ridotta così?” Ed era solo l’inizio, ben presto inizio a gonfiarmi un pò tutta, non solo piedi e gambe ma anche faccia, braccia, sedere…ma ero convita di stare ingrassando per la gravidanza, vi giuro, non immaginavamo altro. Mi convinco che è il caldo, anche se alcune persone, guardando le foto dei miei piedi gonfi si spaventavano. Ma io e mio marito no (anche perché la mattina il gonfiore ai piedi e alle gambe si alleviava), ci siamo già spaventati parecchio nella prima parte della gravidanza e non avevamo bisogno di preoccupazioni inutili. Il ginecologo era stato chiaro: stavo bene, le mie analisi erano perfette, dovevo solo monitorare il trend di crescita della mia bambina. Ci fidiamo. Intanto ecco una foto dei miei piedi enormi una sera tornata dal lavoro (notare avevo anche il segno delle infradito):

E giusto per capirci, i miei piedi e le mie caviglie una settimana dopo il parto:

 

Un giorno, al corso di acquaticità facciamo un’attività davvero bella: sdraiate con le pancione galleggianti, le mani sul ventre, le orecchie sott’acqua. L’intento è quello di ascoltare i movimenti del nostro bimbo. Passiamo così diverso tempo e quando riemergiamo, le mamme intorno a me sono tutte felici e commosse per questo momento di intimità con il loro bambino che si muoveva tutto. Peccato che io non ho sentito nulla, infatti ero riemersa un po’ delusa da questa esperienza. Me la metto via con “magari dormiva”. Può darsi. Ma anche il ginecologo l’ultima volta mi aveva chiesto se la sentivo muoversi e io, di calci veri e proprio, non ne avevo sentito ancora nessuno. Giusto qualche fluttuazione, quello sì. Ce la siamo messi via con “è ancora presto, li sentirai”. Ad un certo punto ho iniziato a farmi qualche problemino per la pancia. Tante persone, chi in un modo, chi nell’altro, non facevano altro che ripetermi: “ma dov’è la pancia?” in modo amichevole sia chiaro, come a farmi i complimenti per la forma. Ma io sapevo che era un po’ piccola e ad un certo punto la volevo la panciona e anche qui ce la mettiamo via con “poi esploderai, goditi il momento”. Ecco qui la mia foto al 24 di luglio, ero di 29 settimane, esattamente 7 giorni prima di partorire. Una foto scattata al volo prima di andare a cena con mio marito per festeggiare il nostro anniversario:

 

Finalmente alla successiva visita ginecologica il medico afferma: “sì, è sempre piccolina, però sta crescendo” Evviva, tiro un sospiro di sollievo e incalzo dicendo che mia sorella ha due figli, entrambi nati piccolini, di due kili e mezzo. E poi tra me e me penso ingenuamente che non essendo enorme la mia bimba, in fondo non era male, avrei fatto meno fatica a partorirla.

E allora continuiamo a sognare, a concludere i preparativi per l’arrivo della piccola: fasciatoio, passeggino, ovetto, sdraietta e chi più ne ha più ne metta.  Prenotiamo le vacanze estive: primi di agosto a Matera dai nonni paterni, settimana successiva in Svizzera dai miei. Vacanze super semplici, ma ricche di affetti, proprio quello che volevamo, senza strafare. Anche perché a metà agosto sarei entrata nell’ottavo mese.

A luglio inoltrato decido di andarmene in maternità anticipata, iniziavo a sentirmi davvero affaticata. E non per la pancia, ma per tutto il resto: piedi gonfi, gambe gonfie, faccia gonfia. Ricordo che alcune mattine facevo fatica a riconoscermi allo specchio, appena sveglia sembravo una palla. In più in alcuni giorni il mal di testa non mi mollava un attimo. Ma io ci soffrivo di mal di testa, già prima della gravidanza ogni tanto mi venivano delle emicranie fortissime. In gravidanza il mal di testa era diverso, lo sopportavo meglio perché era un mal di testa differente dal dolore intenso dell’emicrania. Era un dolore più gestibile, meno acuto ma più costante ed essendo io abituata a ben peggio, non mi preoccupavo.

Certo che detta così direte: ma era evidente che c’era qualcosa che non andava. Sì è vero. Ma se chi ti segue è sereno e tranquillo, le tue analisi vanno bene, ed è la tua prima gravidanza non hai la più pallida di idea di che cosa sia normale oppure no. Ma ripeto, nonostante i sintomi e qualche giorno in cui ero veramente k.o, ho portato avanti la mia gravidanza fino al settimo mese al meglio che potevo, lavorando fino a metà luglio, facendo le mie lezioni di yoga, di acquaticità, uscendo, guidando, facendo tutte le attività che potevo in casa ecc ecc. Avevo anche iniziato da poco il corso di accompagnamento alla nascita con le mie due ostetriche di fiducia, da lì a poco sarei anche partita per le vacanze…insomma non potevo lamentarmi.

Ma dal 25 luglio in poi le cose assumono una piega diversa. Pensate, ero in maternità da 4 giorni…mi sembrava un sogno! Avevo lavorato fino a luglio inoltrato e non mi fermavo praticamente da 10 anni consecutivi, se non per le vacanze canoniche. Quei primi giorni senza puntare la sveglia, da poter dedicare pienamente a me e a tutte le cose che c’erano da terminare con una certa calma, mi regalano una pace inaspettata. Peccato che dura pochissimo. Era un giovedì sera, dopo una serata in compagnia di amici, inizio a sentirmi davvero strana. La pancia inizia a tirarmi, sento come delle piccole contrazioni.  Il giorno dopo mi alzo con il mio solito mal di testa di fondo che non mi lascia tregua, fastidiosissimo. Decido di trascorrere il weekend in totale tranquillità, consapevole del fatto che il martedì mattina successivo, avrei avuto la mia visita di controllo, giusto il giorno prima della nostra partenza per le vacanze. È perfetto, visita di controllo e via spensierati e felici. Il weekend lo trascorro in casa tra il divano e il letto, a leggere e a fare giusto poche cose, ancora non mi sento benissimo, ma tengo duro, martedì è dietro l’angolo. L’ultimo controllo, però, pur di farlo combaciare con mio marito, lo ritardiamo di quasi una settimana. Quindi diciamo che allunghiamo leggermente la cadenza con la quale ultimamente mi sottoponevo ai controlli. E questa volta, a differenza delle altre, il ginecologo non è per niente tranquillo. Infatti, a fine visita, esordisce con voce spezzata: “Ragazzi mi dispiace, non ci sono buone notizie.”