I bambini sono stanchi

Siamo in piena pandemia. Lo abbiamo capito tutti. Siamo anche stanchi. Ma più di tutti lo hanno capito loro. I bambini. E sono stanchi più di noi.

Indossano le mascherine per tutto il giorno. E non si lamentano, semmai siamo noi genitori che ci lamentiamo per loro. Non possono incrociare, durante le attività scolastiche, i bambini che fanno parte delle “bolle” diverse dalla loro. E non venitemi a dire che sono esagerata.

Conosco bene quanto la situazione mondiale sia grave.

Ho avuto amici che hanno perso genitori, fratelli, famigliari o amici. Ho avuto amici che sono stati ricoverati e dopo aver lottato ce l’hanno fatta, ma si portano dietro gli strascichi della paura. Ed è proprio per questo che ho sempre rispettato le regole, imponendole anche ai miei figli.

Nonostante abitiamo in una zona circondata da boschetti e campi, non siamo quasi mai usciti a fare una passeggiata. Ma abbiamo la fortuna, non lo nego, di avere un giardino. Da settembre i miei figli fanno giornalmente il solo tragitto casa-scuola, niente altro. Non vanno a trovare i nonni che vivono fuori dal nostro comune forse da 3 mesi. E spiegargli, di nuovo, che dall’oggi al domani sarebbero dovuti rimanere a casa anche dalla scuola, non è stato semplice. Li ho visti salutare gli amici fuori da scuola con un viso triste, rassegnato.

Stanno pagando con lo scotto l’incapacità di noi adulti di rispettare le regole. Gli stessi adulti che tra l’altro cercano di insegnargliele, ma non sono in grado di darne l’esempio.

Dopo un anno sono arrabbiata.

Vedo persone di una certa età che sono in giro a qualsiasi ora del giorno, spesso con la mascherina sotto il naso, che si lamentano. Si lamentano che non possono andare al bar a giocare a briscola con gli amici, ma non pensano che forse avrebbe più diritto il barista a lamentarsi visto che non sa se riuscirà mai ad arrivare a fine mese pagando tutte le spese. Vedo giovani che escono dal lavoro e decidono di andare a casa dell’amico per cena, magari in più di 5 persone, ma non pensano che forse se hanno chiuso i ristoranti alla sera è proprio per evitare troppi contatti. Vedo tanto egoismo in giro. Vedo adolescenti al parco, in gruppo e normalmente senza mascherine e nello stesso tempo vietano invece l’utilizzo dei parchetti ai bambini più piccoli che non capiscono perché gli altri possono e loro no.

Non c’è un giusto e uno sbagliato.

La situazione è complessa, ma dopo un anno ritrovarci al punto di partenza è snervante. In un anno bisognava trovare soluzioni concrete e per una volta inserire al primo posto l’istruzione. L’anno scorso i bambini e i ragazzi hanno perso ben 4 mesi e mezzo di lezioni in presenza, di contatti, di confronti. E questo gap potrebbe creare dei caratteri più fragili, delle lacune che si porterebbero dietro in futuro.

Loro sono il nostro futuro.

E quando finalmente capiremo che tra i giovani di oggi ci sono i futuri medici, ingegneri, idraulici, commercialisti, parrucchieri ecc. a cui dovremo mettere letteralmente la nostra vita in mano, forse inizieremo a dargli l’importanza che si meritano. Garantiamogli un futuro migliore con un presente all’altezza delle loro aspettative.

I bambini sono stanchi.

Iniziamo ad ascoltarli di più.

Elisa