Cicatrici del passato

Ciao a tutte,

oggi voglio proseguire a raccontarvi di come Nicola è nelle nostre vite e di come il suo arrivo ci abbia sbattuto in faccia i nostri limiti come persone oltre che come genitori.

Parto raccontandovi di me, del contesto famigliare in cui sono cresciuta. I miei genitori si sono separati che ero avevo circa 9 o 10 anni e mia sorella un anno in più. Prima di allora in casa si respirava spesso un’aria tesa e ho ancora il ricordo di alcune liti un pò pesanti. Da piccola questa tensione alimentava la mia ansia e rigettavo. Sono riuscita a calmarmi grazie all’aiuto di un peluche e successivamente con un secondo cuscino nel letto, che abbracciavo.

La separazione e il divorzio sono stati tutt’altro che semplici per motivi che al momento non mi sento di approfondire. Io ho scelto di rimanere con mio papà mentre mia sorella è andata con mia mamma. Essendoci di mezzo psicologi, assistenti sociali e quant’altro dopo un anno anche mia sorella è venuta a stare con me e mio papà.

Entrambe, essendo cresciute con genitori separati che, pur amandoci tantissimo, cercavano di rifarsi una vita, abbiamo sempre avuto molta autonomia e a volte la stessa autonomia diventava libertà.

Inoltre i nostri genitori, involontariamente, hanno assegnato a mia sorella un ruolo di responsabilità nella famiglia e la sottoscritta era quella che veniva tenuta sotto una campana di vetro. Peccato che entrambe, negli anni, abbiamo sofferto in maniera differente di questo loro modo di comportarsi e rivolgersi a noi.

Sono stati anni difficili. Anni che non ricordo se non per qualche frammento. Anni che il mio subconscio ha cancellato per la maggior parte. Ricordo pochissimo della mia infanzia o della mia adolescenza. E questo a volte fa male. So per certo che da bambina coccolona che ero sono diventata con il tempo una ragazza e una donna molto più sulle mie. Il mio centro di gravità permanente.

Quando sono rimasta incinta di Nicola, fortunatamente, ho avuto una gravidanza bellissima e mi sono permessa nella mia spensieratezza e non curanza di vivermela proprio senza nessun problema: toccavo qualsiasi animale si facesse toccare, baciavo in bocca i miei gatti, andavo con gli amici in barca saltando tutte le onde, sgarravo con gli alimenti vietati per la toxo… insomma una pessima donna incinta. Ero io semplicemente in dolce attesa e non volevo essere diversa dal solito.

In generale ogni battuta che mi facevano associata a lui io non la coglievo, non mi rendevo conto che presto sarebbe arrivato nella mia vita. In quei momenti c’ero io e nessun altro.

Nicola è nato con parto cesareo d’urgenza. Ero dilatata di 8cm quando lui è andato in sofferenza e mi hanno addormentata velocemente. Ricordo che al risveglio stavo da schifo e il mio ginecologo è entrato nella stanza dicendomi “c’è una persona che ti vuole conoscere”. Il mio primo pensiero fu “chi è?”, ed ero molto curiosa della cosa. Confesso che rimasi delusa di sapere che la persona era Nicola. Non perché non lo volessi ma perché ancora non avevo realizzato. Quasi non ricordavo di essere in ospedale per il parto.

Io amo mio figlio. Lo amo tanto ma ancora oggi mi rendo conto che non sempre riesco a lasciarmi andare ai sentimenti in maniera totalitaria, nemmeno con lui. Ho ancora il mio scudo. Ho ancora me stessa come centro di gravità del mio mondo. E vi giuro. Fa male. E’ una cicatrice che, più ci penso, più brucia.

Silvia     

Cicatrici del passato