Che cos’è un Leporello?

Una cosa da mangiare?

Oppure uno strano attrezzo?

O forse un animale della foresta o un uccello…

Niente di tutto questo.

Un leporello è un libro.

Un libro da NON sfogliare

 

Si tratta di un formato che permette di sperimentare andando oltre i limiti imposti dalla pagina singola, dando un ritmo più incalzante alla narrazione!

Il suo nome deriva da un personaggio di una celebre opera di Morzat il “Don Giovanni”: Leporello, che portava sempre con sé un catalogo piegato a fisarmonica dove annotava tutte le conquiste amorose del suo padrone Don Giovanni.

Quando si legge, sfogliare le pagine è una sorta di rituale ripetitivo. Lo sguardo si muove lungo l’orizzonte della narrazione e procede in un percorso lineare di cui i “moduli-pagine” rilegati sono le tappe progressive.

Ma a volte qualcosa cambia.

Cambia nel leporello,  in cui non c’è un limite della singola pagina tradizionale. Regalano uno sguardo più ampio sulla narrazione, come un viaggio unico senza interruzioni o come un lungo piano sequenza cinematografico. Io direi anche come un rullino fotografico!

Sono semplici da realizzare e hanno un grande potenziale. Possono essere interpretati come album fotografici, libri illustrati e per scrivere e illustrare, ad esempio, filastrocche circolari. Si prestano anche a diventare un bellissimo modo per valorizzare e conservare i primi scarabocchi dei piccoli, o le raccolte di foglie e fiori.

La vera magia è che possono essere aperti e sfogliati in innumerevoli modi diversi!

Le esplorazioni dei bambini non sono affatto lineari come lo sfogliare dei libri canonici!

Anche io allora mi sono cimentata nella costruzione di un leporello.

Sono partita dalla nostra fiaba preferita:

Alice Cascherina di G.Rodari e abbiamo insieme costruito il nostro primo pieghevole.

Clelia lo ha amato fin da subito, lo ha anche voluto portare a scuola per farlo vedere ai suoi compagni.

Se volete, iscrivendovi alla mia newsletter vi lascio le istruzioni e il file per realizzarlo!

PS: Avrei tanto voluto parlarvi anche di Munari, perché non ha senso parlare di “libri attivi” senza parlare di lui…ma «Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare»…quindi lo farò nel prossimo articolo!!!!