Il viaggio di Blastociccio

Come vi ho anticipato la scorsa settimana eccomi qui per iniziare insieme questo viaggio nei libri sulla pma e oggi è il turno di “il viaggio di Blastociccio”

Non ho esperienze di questo genere ma vi racconterò dal mio punto di vista e con le mie emozioni questi libri.

A volte, se sarò fortunata, ci sarà anche una parte dedicata alle domande agli autori.

Perché ho scelto questo libro

È vero i libri non si giudicano dalla copertina ma questa mi ha rubato il cuore.

Il mio nickname su Instagram non è scelto a caso.

Mi chiamo mammapinguina perché il piccolo Teo era il nostro pinguino.

Ci piaceva immaginarlo così: un piccolo pinguino nel “freezer” del centro sterilità.

Era una blastocisti e cioè un embrione di cinque giorni, il nostro blastociccio e quindi quel libro non poteva che arrivare a casa nostra!!!

È un libro semplice con tante figure colorate e quindi adatto anche ai bambini più piccoli perché attira subito la loro attenzione.

Complice secondo me anche il fatto di avere pochi personaggi aiuta il bambino a focalizzarsi meglio sulla storia.

Non leggiamo mai nel libro parole come pma o medici, anzi a una persona poco attenta potrebbe sembrare non ci sia nessun collegamento.

Ammetto che ogni volta che lo leggo piango, soprattutto leggendo certe frasi, anche dopo averlo già letto varie volte.

“Quando arriverai ti daranno un altro nome, quello che hanno scelto da sempre per te”

“La sua mamma stava mettendo da parte per lui carezze, baci e mille parole nuove”

Piango perché pur non usando le parole il collegamento c’è eccome.

Soprattutto per chi quel viaggio lo ha affrontato sulla propria pelle.

Un viaggio alla ricerca della propria casa e della propria famiglia.

Ed è proprio questo secondo me la pma, un viaggio.

Mi è capitato spesso di pensarla come un viaggio verso mio figlio ma in effetti così come noi viaggiavamo verso di lui anche lui viaggiava verso di noi.

A tu per tu con l’autrice

L’autrice di questo libro è Paola Russo

a cui ho avuto il piacere di poter fare qualche domanda.

Una donna molto paziente e disponibilissima a raccontarsi.

Raccontami brevemente di te, chi è Paola?

Sono Paola Russo, una “ragazza” di 46 anni che ha sempre pensato che da grande avrebbe scritto. Nel frattempo è successo che grande ci sono diventata quasi senza accorgermene e che, per fortuna, ho scritto davvero. Lavoro in una casa editrice facendo il mestiere più bello del mondo, la redattrice editoriale. Non sempre i libri con cui ho a che fare sono avvincenti.

La casa editrice in cui lavoro si occupa di libri tecnici per professionisti ed enti locali.

Avere a che fare con la rifinitura dei testi, delle parole e prendersi cura di un libro da quando arriva in bozza a quando viene stampato peró è davvero un bellissimo lavoro.

Sono pugliese, nata a Barletta, la mia città e che vuol dire famiglia e amicizia.

Vivo da vent’anni a Rimini, una città che adoro e che vuol dire nuova famiglia e nuove amicizie.

Qui è dove sono diventata mamma e dico sempre che sono riminese da parte di figlia. 

Allegra immagino sia il nome che avete scelto per sempre per il vostro Blastociccio, ti va di dirci qualcosa del tuo percorso pma?

Ho scoperto verso i 35 anni una forma severa di endometriosi.

Non mi era mai stata diagnosticata e che chiaramente era stata il motivo subdolo di una gravidanza che non arrivava mai. Ho subito diversi interventi ma, dato che quel quadro clinico non dava al nostro progetto di genitorialità molte alternative, abbiamo cominciato a farci seguire da un centro di PMA.

Siamo rimasti sempre nello stesso centro, avevamo fiducia nei medici, nei biologi, nelle infermiere.

Era importante aver instaurato un rapporto diretto e sapere sempre quali fossero i nostri punti di riferimento in un momento di incertezza così grande.

Non ci siamo arresi e, dopo cinque tentativi falliti, il sesto ci ha permesso finalmente di diventare mamma e papà di una bambina molto molto attesa, che ha portato nuova allegria e una gioia spudorata.

A lei quando hai parlato di come è arrivata? Come?

Una volta una mia amica mi ha chiesto se mai, negli anni, avrei raccontato a mia figlia come era nata. Mi sono accorta che sull’argomento c’era un tabù fortissimo e ingiustificato. Cosa c’era che rendeva la nostra attesa qualcosa da nascondere? Non lo capivo. Ho imparato nel tempo che tutte le storie si possono raccontare e che il percorso che ci ha portato in dono una bimba era una pagina di vita cercata, esattamente come tutte le altre. Allora ho messo insieme le mie passioni per la scrittura e per la letteratura per l’infanzia ed è arrivato “Il viaggio di Blastociccio”, il mio modo per raccontare a mia figlia, nata con PMA,  la sua storia, con delicatezza e fantasia. Il protagonista del libro è un pinguino che, dopo essersi svegliato sotto un albero custode, parte per l’avventura più importante che gli toccherà vivere: trovare la sua casa e il suo nome per sempre.

Come mai hai deciso di scrivere “il viaggio di Blastociccio”? 

Volevo raccontare che non esiste un modo «diverso» di nascere, ma che ogni bambino è un sogno che si sveglia e si muove al richiamo dell’amore. Per alcuni, semplicemente, il viaggio è più difficile. Una storia piccola e delicata, che parla ai bambini di un viaggio e ai genitori di un sogno, scritta da me e illustrata da Clara Esposito, pubblicata dall’Editrice Rotas.

Scrivere questo libro non solo ha permesso a me di raccontare la mia esperienza ma – e di questo mi rendo conto sempre più durante gli incontri con i genitori che hanno lo stesso vissuto – ha dato a tanti la possibilità di riconoscersi nella stessa storia e di attribuirle, dopo averla tanto attesa, il giusto valore.

Tantissime sono ancora le mamme che vivono questa esperienza sulla loro pelle, nel loro corpo, con un senso di inadeguatezza per non riuscire ad accedere al progetto della maternità in modo naturale. Come può essere triste non poter raccontare, al figlio che hai tanto atteso e che hai fatto tutto il possibile per incontrare, la storia bella da cui arriva. Così, quando ho sentito che tutte le parole avevano raccontato con la leggerezza necessaria, e che grazie a quella leggerezza sarebbe riuscita a toccare i cuori piccoli e grandi per cui l’avevo scritta, allora la storia è stata pronta per partire. 

Avevi già precedenti esperienze di scrittura?

Scrivo da sempre: articoli, comunicati stampa, diari segreti, diari pubblici, seguo progetti di storytelling per raccontare le storie che si nascondono nei luoghi, insieme a un’Associazione che si occupa di rigenerazione urbana. Ma “Il viaggio di Blastociccio” è il mio primo libro e mi rende molto felice sapere che il suo approdo spesso sono proprio le case in cui quella storia di attesa si conosce benissimo.

I tuoi prossimi obiettivi?

Credo che continuerò a scrivere. E a pubblicare. Avevo da tempo alcuni progetti nel cassetto ma durante questa pandemia, lunga e difficile, ho imparato che se li tieni chiusi i sogni non troveranno mai la loro strada, ma se invece gli permetti di uscire e di bussare a qualche porta, qualcuno si metterà in ascolto della tua storia e magari avrà voglia di liberare la sua. Il potere delle storie sta nella comunicazione bella e generosa, lì si creano legami ed empatia. Questo invece me lo ha insegnato Blastociccio, regalandomi incontri bellissimi con le storie degli altri.

Dove si può acquistare “il viaggio di Blastociccio” oltre che su Amazon?

è possibile ordinarlo in tutte le librerie, ma se si preferisce l’on line, oltre a tutti i maggiori siti di e-commerce, suggerisco vivamente @mammachilegge , un favoloso sito di libri per l’infanzia dove è possibile trovare titoli bellissimi e accurate spiegazioni.

 

 

Puoi trovare qui il mio articolo precedente “raccontare la pma ai bambini”