Quando l’attesa si interrompe: l’ aborto spontaneo

Quando l’attesa si interrompe: l’aborto spontaneo. Non se ne parla, quasi mai. C’è ancora un tabù nel parlare di morte perinatale in Italia.

Dati Istat ci dicono che gli aborti spontanei avvengono in questa percentuale

  • Il 36.7% fino alla settimana 8 di amenorrea
  • Il 32.4% tra la settimana 9 e la 10
  • Il 17.2% tra la settimana 11 e la 12
  • Il 5.4% tra la settimana 13 e la 15
  • Il 3.9% tra la settimana 16 e la 20
  • L’1.7% tra la settimana 21 e la 25
  • Il restante 2.7% in un periodo non precisato

Significa che una su tre non riesce a portare a termine la gravidanza. Significa che pensiamo alle donne che abbiamo attorno, almeno una di loro ha vissuto l’esperienza di aborto spontaneo.

 

L’aborto in Italia

Si parla di aborto spontaneo quando questo avviene entro la 20esima settimana di gestazione. Altrimenti si parla di morte intrauterina. Le cause sono spesso ignote, e si va ad indagare solamente dopo aver vissuto più di un aborto (di solito si attende le tre volte). Esistono però dei fattori di rischio che sono frequenti:

In Italia però non è un tema di cui si parla frequentemente, perchè

Siamo ancora in uno stato di stampo patriarcale, dove è normale che la donna possa soffrire, il suo dolore viene spesso sminuito o non visto. I lutti, perchè questo è un aborto, sono spesso taciuti.

Sicuramente c’è per la mamma la difficoltà di esternare la cosa, dire ad alta voce di aver vissuto ius aborto spontaneo. Allo stesso tempo, e questo lo vedo di frequente nel mio lavoro, c’è la paura di quello che ci si può sentir dire in risposta.

Le parole che feriscono, le parole che curano

“Sei giovane, ne farai un altro”

“Dai, tanto eri all’inizio”

Queste sono le frasi che una mamma che ha vissuto un aborto si sente dire. Vi pare semplice esternare un dolore, quando ci viene risposto così?

Tante mamme che seguo, ammettono di non avere mai detto di aver vissuto una esperienza così, o di averla condiviso solo con pochi altri (oltre il proprio compagno). Un aborto però è un lutto.

Una madre si sente spesso cosi, dal primo test positivo. Inutile negare che da li si inizia a fantasticare. Quel misto tra incredulità e paura per cui a volte si aspetta a dire di esser incinta, anche se allo stesso tempo si vorrebbe gridarlo al mondo.

La perdita quindi, andrebbe rispettata. Un aborto è una perdita, un lutto. Chiamiamo le cose col loro nome e attraversiamo quel dolore che è più che legittimo. Un dolore che nessuno dovrebbe sentirsi in diritto di sminuire, di giudicare… nemmeno se era l’inizio di una gravidanza, nemmeno se si è giovani.

Lo vedo spesso nei gruppi mamme, che alcune donne trovano lì il luogo protetto in cui potersi aprire e raccontare l’esperienza dell’aborto. Ne sono grata, perchè affidano a me e alle altre donne un pezzo così delicato della loro vita. Mi rammarica però, che quando era necessario, non si siano sentite viste, ascoltate, accolte.

Fondamentale sarebbe avere un team accanto di professionisti che curano non solo il fisico, ma anche l’anima e sostengano e accolgano le emozioni in un momento così.